L’addio (non banale) del prefetto: «I politici? Bravi»

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La lettera aperta
Il commiato di Michele Tortora da Como: «Spero di essere ricordato come uomo»

I maligni, o più banalmente coloro che vedono anche nei prefetti un simbolo della cosiddetta, onnipresente “casta”, vi leggeranno nulla più che una autodifesa corporativa. Non la maggioranza dei comaschi, però, viene da azzardare. Perché l’elogio che il prefetto uscente Michele Tortora ha rivolto ai politici lariani nella sua lettera aperta di commiato appare sincero e, appunto, sfuggente alle molte demagogie di moda.
«Me ne vado – esordisce Tortora nel documento diffuso alla vigila

di Natale – Dopo quattro anni di lavoro a Como, lunedì prossimo partirò per la mia nuova sede, Ferrara».
Emerge, ripetutamente, il volto umano del prefetto, poco incline anche nel commiato, a scivolare nel burocratese che ancora oggi è piaga inestirpabile in troppi, altolocati uffici pubblici.
«Lascio Como con tanti bei ricordi – scrive Tortora – mille volti di persone che mi hanno accompagnato durante il mio mandato. Devo ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato, consentendomi di lavorare al meglio delle mie capacità».
Fin qui, comunque, una lettera aperta piena di genuina cordialità ma senza “notizia”, per stare in ambito puramente cronachistico. Eppure, è proprio nel passaggio successivo che compare l’elogio alla classe politico-amministrativa comasca conosciuta sul campo in questi quattro anni.
«Penso in primo luogo ai miei diretti collaboratori – è l’inevitabile incipit del paragrafetto – Ma penso anche ai tanti bravi amministratori pubblici che ho conosciuto e apprezzato per la diuturna fatica di stare al fianco dei propri concittadini, pur in condizioni estremamente difficili». Un riconoscimento aperto, evidente, dunque, quello del massimo rappresentante del governo in provincia. Che, tra l’altro, appare figlio di una conoscenza reale delle oggettive difficoltà (principalmente economiche) nelle quali versa la stragrande maggioranza delle amministrazioni locali comasche. Ovviamente, un tributo va anche «ai rappresentanti del terzo settore, del volontariato, che costituiscono una straordinaria risorsa per questo territorio, consentendo di dare risposta ai bisogni della gente, in un periodo in cui il welfare pubblico è fortemente in difficoltà».
Sul finale, poi, inevitabili parole di affetto per una provincia che, oltre ad essere “buona” è anche (se non soprattutto) bella.
«La provincia di Como è meravigliosa – afferma il prefetto – ricca di straordinarie bellezze naturali e architettoniche e di tanta bella gente. Merita un futuro radioso, e ci sono tutte le condizioni per ottenerlo».
In tempo di festività natalizie, poi, non poteva mancare un messaggio augurale.
«Auguro ogni bene a voi tutti – si legge nella lettera aperta – sperando di avere presto altre occasioni di incontro, magari da turista o semplicemente da amico. Spero di essere ricordato, comunque, non tanto e non soltanto come il “prefetto Tortora”, ma come Michele Tortora».
Un auspicio personale, questo, che sembra comunque aver fatto piuttosto breccia tra i comaschi che hanno conosciuto da vicino il personaggio, generalmente descritto come cordiale e poco incline ai ridondanti formalismi spesso tipici del ruolo.
«Vi abbraccio tutti – è la conclusione del documento – consapevole del fatto che ho ricevuto dai cittadini della provincia di Como tantissimo, senz’altro più di quello che ho potuto dare».

E.C.

Nella foto:
Il prefetto di Como Michele Tortora in una foto che risale al 2010, all’inizio del suo mandato nella città lariana

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