L’addio senza veleni di Simona Rossotti

Una veduta di Palazzo Cernezzi

Giovedì era a pranzo in un ristorante del centro di Como assieme all’ex calciatore e campione del mondo Gianluca Zambrotta. «Una delle scoperte più belle di questa mia avventura comasca, una persona eccezionale».
Dopo aver formalizzato le sue dimissioni da assessore, Simona Rossotti è rimasta ancora qualche ora in città. E ha dato appuntamento ai molti amici che in questi mesi ha trovato sul Lario. «Voglio dire grazie a Como, grazie a tutti i cittadini e a chi ha collaborato con me. Grazie anche al sindaco e ai colleghi della giunta». Un addio senza veleni, in cui c’è spazio pure per Maurizio Traglio, consigliere comunale del centrosinistra e sfidante del sindaco alle elezioni di due anni fa. «Mi hanno riferito le parole che ha usato nei miei riguardi l’altra sera, mi hanno fatto piacere», dice Simona Rossotti. Che torna pure sulle «centinaia di messaggi ricevuti», così come sul «sorriso che avevo perso e che ora spero di ritrovare». Su questo punto, l’ormai ex assessore non vuole essere più precisa, ma qualcosa dal suo discorso è facile capire. «Per me il rapporto con le persone è centrale, i ruoli passano mentre le persone restano – dice – non ragiono mai per massimi sistemi, guardo sempre alla natura umana».
Se Rossotti ha fatto un passo indietro, quindi, è perché alcuni di questi rapporti si erano sfilacciati oltre il consentito. Non per motivi politici. «Anche la politica è fatta dalle persone, e il mio contatto con la vita e con la politica è da persona. Ribadisco che con i dipendenti e i dirigenti ho avuto rapporti straordinari. Non punto il dito su nessuno, il mio approccio alle cose forse non era conforme o era diverso da quello di altri».
Gli altri sono il sindaco e i colleghi di giunta, i quali però rimangono sempre sullo sfondo. In questo bisogna riconoscere a Simona Rossotti un certo stile. Anche nel giorno dell’addio, quando sarebbe stato possibile lasciarsi andare a qualche amarezza, le parole restano confinate nel recinto delle buone maniere. «Quando mancano le condizioni provo a crearle o a cambiarle, se non ci riesco vado via – dice ancora l’ex assessore – e per principio non metto mai le bandiere davanti a tutto».
Risultato: «o si trovano le quadre o si prendono le decisioni conseguenti».
È del tutto chiaro che i cerchi di Palazzo Cernezzi sono rimasti immutati. Le quadrature, impossibili in geometria, sono state tali anche in politica.
«Rimpianti non ne ho – ribadisce convinta Simona Rossotti – ho sempre cercato di dare il massimo e, certo, nella vita si può sempre fare di più. Ma credo che per il tempo in cui sono rimasta al mio posto ho fatto ciò che potevo». E ora? «Continuo a fare il mio lavoro – conclude – portandomi appresso comunque una bellissima esperienza di cui sono felice».

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