L’affondo di Brivio nel processo per l’omicidio di Alfio Molteni

«Il mio rammarico? Che in quest’aula non ci sia quello che a mio giudizio dovrebbe essere il vero coimputato, Armando Rho, il padre di Daniela». Alberto Brivio ha aspettato l’ultimo momento utile del proprio esame per scagliare la bomba. L’ha fatto ieri mattina, davanti alla Corte d’Assise di Como, che lo ascoltava in merito all’omicidio di Alfio Molteni, marito di quella che era la sua amante, Daniela Rho. Delitto che avvenne sul cancello di casa dell’architetto a Carugo, la sera del 14 ottobre 2015.
Una pista che la Procura, in mesi di indagini e approfondimenti, non ha mai ritenuto attendibile. Motivo per cui Armando Rho, noto mobiliere brianzolo e padre di Daniela – coimputata con Brivio in quanto mandanti per l’omicidio – non è mai stato portato davanti a un giudice, ritenuto dal pm Pasquale Addesso estraneo a ogni contestazione.
Ma Brivio la pensa diversamente, e ieri ha puntato il dito in modo netto contro il padre della sua (ormai) ex amante. «Non mi nascose la volontà di distruggere e azzerare Molteni – ha detto Brivio nel controesame, interrogato dall’avvocato Aldo Turconi – E del resto mai e poi mai Daniela avrebbe preso decisioni da sola, senza sentire il padre. Non si muoveva nulla senza che lui lo sapesse. Aveva un astio acceso contro l’architetto Molteni, mi diceva che gli avrebbe fatto fare una brutta fine».
Una posizione molto dura e netta, quella di Brivio, come detto mai provata dalle indagini della Procura di Como. E anche il presidente della Corte d’Assise, Valeria Costi, al riguardo è intervenuta: «Lei dice che in quest’aula mancano i veri mandanti – ha detto il giudice – Eppure lei, che si ritiene vittima, non ha mai rilasciato dichiarazioni prima di oggi. Perché?».
«Stavo cercando di capire di cosa si parlasse e quali fossero le contestazioni che mi venivano rivolte – ha replicato Brivio – E poi avevo paura. Ricordo che mentre io sono in carcere senza poter vedere mia moglie o sentire mio figlio, Daniela Rho è ai domiciliari proprio con i suoi familiari».
Brivio, secondo la tesi della Procura di Como, è accusato – con Daniela Rho, che verrà giudicata in Abbreviato – di essere il mandante dell’omicidio di Alfio Molteni, architetto di Carugo. Il movente sarebbe da ricercare nella volontà della donna di ottenere l’affidamento esclusivo delle figlie in danno del marito con cui era in corso una causa di separazione. Brivio, che era l’amante della donna – anche se l’uomo ha più volte sottolineato che la loro era una relazione prettamente sessuale – si sarebbe offerto, sempre secondo la Procura, di fare da tramite con chi organizzava gli atti intimidatori, ovvero Luigi Rugolo. E Brivio, sempre ieri mattina, ha avuto parole anche per Rugolo che, lo ricordiamo, quando fu chiamato a testimoniare aveva a sua volta attaccato, puntando il dito contro l’imputato, invitandolo a confessare: «Se sei un uomo parla». Dichiarazione da cui nacque un diverbio con Brivio che tentò di impugnare il microfono per replicare.
«Rugolo venne da me e mi disse di aver fatto una cavolata – ha replicato ieri l’imputato – Per questo gli chiesi di starmi lontano e di non contattarmi più».
L’esame e il controesame di Brivio, proseguito per due udienze, si è poi concluso con un accenno alla causa di separazione tra Rho e Molteni: «Daniela Rho alternava momenti di soddisfazione per come andava la causa ad altri di sconforto e rabbia, quando le udienze non andavano come voleva. Le erano state promesse cose dall’ufficio legale cui si era rivolta, che tuttavia non si erano concretizzate. Per questo mi aveva chiesto informazioni per cambiare avvocati».
Ma la chiusura è ancora per la famiglia della Rho. «Qui non ci sono le persone che avrebbero dovuto esserci. Io mi sono fatto la galera mentre gli altri sono fuori. È questo il mio rammarico». Posizione su cui la Procura ha un’opinione differente.
M.Pv.

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