Cronaca

L’agente arrestato. Le informazioni riservate “vendute” anche in Questura

altL’inchiesta. Le dichiarazioni di uno dei clienti dell’agente di polizia ora in carcere
Per ciascun dato sensibile il prezzo si aggirava sui 50 euro
Indirizzi, intestatari di veicoli, precedenti penali, dati sulle proprietà. Sono centinaia, secondo quanto ricostruito dall’accusa, le informazioni vendute dal sovrintendente della polizia di Stato di Como Cosimo Bersano, 53 anni, arrestato per corruzione e divulgazione di segreti d’ufficio. Il destinatario dei dati, un 41enne titolare di un’agenzia di recupero crediti, avrebbe già ammesso tutto alle forze dell’ordine, confessando di aver pagato il poliziotto per il “servizio”.
Alcuni

degli scambi sarebbero avvenuti addirittura in Questura.
Davanti agli inquirenti, il 41enne ha fatto riferimento «all’amicizia» con Bersano, ammettendo di essersi rivolto al poliziotto per ottenere informazioni utili per le pratiche dell’agenzia di recupero crediti. Il professionista pagava l’agente della Questura di Como regolarmente per ciascuna delle notizie ottenute.
I clienti per i quali utilizzava le informazioni poi trovavano in fattura voci quali “invio lettera”, “visura camerale” o altri servizi simili, inseriti naturalmente per recuperare il denaro corrisposto al sovrintendente.
Bersano è stato arrestato nei giorni scorsi a Brindisi, dove stava trascorrendo i giorni del ponte del 25 aprile. Interrogato una prima volta in carcere, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’agente della Questura è l’unico degli indagati per i quali è stata chiesta la custodia cautelare in carcere.
Il titolare dell’agenzia che comprava le informazioni è invece indagato a piede libero per gli stessi reati, corruzione e divulgazione di segreti d’ufficio. Altre 9 persone, tra le quali due ex poliziotti in pensione, sono indagati esclusivamente per il reato di divulgazione di segreto d’ufficio. L’inchiesta è coordinata dal pm Massimo Astori.
Lo scambio illegale di informazioni avveniva tramite posta elettronica, telefonicamente o anche di persona. Il poliziotto e il titolare dell’agenzia di recupero crediti si incontravano al bar e, in alcune occasioni, addirittura in Questura. Gli inquirenti hanno acquisito decine di documenti, intercettazioni telefoniche e messaggi di posta elettronica che attesterebbero la compravendita di notizie riservate contenute nelle banche dati accessibili alle forze dell’ordine. La situazione, secondo l’accusa, è proseguita ininterrottamente dal 2011 fino ai giorni precedenti l’arresto di Bersano. Le ultime intercettazioni risalgono ai giorni tra la fine di marzo e l’inizio dell’aprile scorso.
Per ciascuna informazione, sembra che il poliziotto ricevesse fino a 50 euro. Le richieste di dati riservati sembra fossero anche molteplici in un solo giorno. Secondo le prime rivelazioni, pare che il 41enne coinvolto nell’inchiesta chiedesse poi circa 90 euro ai suoi clienti per ogni notizia ottenuta in cambio del pagamento di una somma in denaro.
Ancora da chiarire il “giro d’affari” complessivo delle compravendite, anche se sembra evidente che si tratti di cifre consistenti nell’arco del tempo. Il difensore del poliziotto, l’avvocato Roberto Rallo, ha contestato l’arresto di Bersano, giudicando la custodia cautelare in carcere «un provvedimento eccessivo. Sarebbe bastata la sospensione del servizio, peraltro subito comunicata all’agente», ha spiegato l’avvocato Rallo.
Di diverso avviso il giudice per le indagini preliminari di Como, Luciano Storaci, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il poliziotto, accogliendo la richiesta del pubblico ministero. Determinanti, nella decisione, sarebbero stati i gravi indizi di colpevolezza ma anche il rischio, qualora l’agente fosse stato lasciato in libertà, di alterazione e cancellazione delle prove. La difesa potrebbe fare ricorso al Tribunale del Riesame ma Rallo aspetta prima di incontrare a Brindisi il suo assistito.

Anna Campaniello

Nella foto:
Secondo quanto emerge dalle carte dell’inchiesta, alcuni passaggi di documenti sono stati fatti anche in Questura
4 maggio 2014

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