Lago troppo basso, c’è un decreto del 1942 da modificare

L’appello di Lusardi condiviso dal Tavolo per la competitività
E Gaffuri preannuncia una mozione in Consiglio regionale

Lago basso e danni alle rive e ai porti, il Tavolo per la competitività chiede che venga modificato il regio decreto del 1942 che consente al Consorzio dell’Adda di scendere di quasi mezzo metro sotto lo zero idrometrico. La questione è stata portata da Luigi Lusardi, presidente dell’Autorità di Bacino del Lario e dei Laghi minori.

«È un tema delicatissimo, che abbiamo affrontato prima al Tavolo della nautica, che ora è diventato Tavolo dei Laghi e ora è stato appoggiato da tutti i componenti del Tavolo per la competitività – spiega Lusardi – Le stagioni sono cambiate, non piove e non nevica più come una volta. Il livello del Lario viene regolato in base a un decreto del 1942, che consente al Consorzio dell’Adda di scendere fino a 40 centimetri sotto lo zero idrometrico (197,37 sul livello del mare). Noi chiediamo che lo zero sia il livello minimo. Del resto non parliamo di un bacino idroelettrico, ma del lago naturalistico più bello del mondo, come lo hanno giudicato anche di recente una commissione di esperti americani e canadesi».

Lusardi ha presentato alcune immagini piuttosto eloquenti dell’attuale situazione delle rive (che vi proponiamo quinella gallery).

«Tutte le darsene sono in secca, i moli, anche i più recenti, danneggiati. I muri centenari soffrono a causa delle onde, emergono massi. Ora coinvolgeremo anche il Politecnico per uno studio più complesso, ma si deve intervenire subito» sostiene Lusardi, che ieri ha raggiunto la condivisione di tutti i partecipanti al tavolo, dal prefetto di Como, al parlamentare leghista Nicola Molteni, al consigliere regionale del Pd, Luca Gaffuri (che ha annunciato una mozione in consiglio regionale).

Lusardi, chiede inoltre che «l’1,5% dei proventi ottenuti dal Consorzio dell’Adda con la vendita dell’acqua, torni ai Comuni, sotto forma di fondi vincolati alla salvaguardia dei porti e delle rive».
La terza questione riguarda il patrimonio ittico del Lario. Si chiede che vengano tutelati lavarelli, ad esempio, i più minacciati dalla siccità.
Paolo Annoni

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