Lago mai così basso dal 1958. È la quinta crisi idrica in 30 anni

lago basso

Che cosa sta succedendo al Lago di Como? Siamo davvero, come dicono molti, all’inizio di una fase nuova e, purtroppo, tutt’altro che positiva per il grande bacino idrico lombardo?
I dati sembrano andare in una direzione sola. La peggiore. Quello appena concluso, ha detto ieri l’ufficio studi della Coldiretti lombarda, è stato un «inverno anomalo e siccitoso».
Tra il mese di dicembre e la prima metà di marzo sono state registrate «tre sole giornate di pioggia su tutto il territorio regionale».
I grandi laghi sono sempre più in sofferenza, «con le percentuali di riempimento scese al 7,6% per il Lario, al 15% per il Sebino e al 28,5% per il Verbano. Si salva, per ora, soltanto il Lago di Garda, con oltre il 90% di riempimento». L’andamento degli ultimi mesi conferma le previsioni più negative: i cambiamenti climatici in atto «si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi, con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo».
I dati degli ultimi 70 anni
Analizzando i dati degli ultimi 70 anni relativi al periodo tra dicembre e marzo, i meteorologi hanno misurato un «deficit di piogge» sulle regioni settentrionali pari a quello di questi giorni «soltanto in altre sette annate: nel 1949, nel 1989, nel 1990, nel 1992, nel 2000 – il più intenso di sempre – e nel 2005».
Il 2019 viene annoverata senz’altro tra le annate eccezionali ma, fanno notare gli esperti, il dato più preoccupante è che «cinque di questi sette eventi sono accaduti negli ultimi trent’anni».
La tendenza è quindi molto chiara: i cambiamenti climatici sono reali. La siccità non è più un fenomeno sporadico ma un’anomalia sempre più costante. In termini percentuali, alcuni meteorologi parlano addirittura del 40% di frequenza.
Sempre secondo la Coldiretti, che cita numeri provenienti dall’Agenzia Regionale per l’Ambiente della Lombardia (Arpa), nelle province di Como e Lecco, la primavera è partita con una pesantissima «carenza rispetto alla media di riserve idriche accumulate nei grandi laghi e sotto forma di neve».
Mentre «sono oltre 370 milioni i metri cubi d’acqua che mancano all’appello a livello regionale». Il livello del Ticino è sceso di oltre il 10% in sole 48 ore, mentre l’Adda, in pianura, è arrivato a -172 centimetri sotto lo zero idrometrico.
I numeri del Lago di Como
Negli ultimi 10 giorni il livello del Lago di Como è sceso di quasi 10 centimetri. Il 9 marzo l’altezza idrometrica a Malgrate era a -21,2 sullo zero idrometrico. Ieri pomeriggio, alle 19, sempre a Malgrate, sono stati raggiunti i -28,9 centimetri. Siamo pericolosamente vicini al minimo storico del 1958, quando in questi stessi giorni d’inizio primavera il lago era sceso sotto i 40 centimetri sullo zero idrometrico.
Il presidente dell’Autorità di bacino del Lario, Luigi Lusardi, ancora l’altro giorno – in occasione della giornata mondiale dell’acqua – aveva lanciato l’ennesimo appello per cambiare la politica di gestione delle acque.
«Sono 15 anni che a Como si litiga per la paratie – dice Lusardi – ma il problema vero ormai è un altro: il cambiamento climatico, cui si associa inevitabilmente la scarsità d’acqua».
Quelli che un tempo erano fenomeni sporadici o eventi eccezionali, oggi sono diventati regola. «Il lago si abbassa sempre di più e sempre di più tende a rimanere così. Le sponde sono a rischio perché i muri restano a secco e sono “scavati” di continuo dalle onde». Occorre trovare soluzioni, prima fra tutte la capacità di accumulare acqua in bacini artificiali a Sud del lago. «Non si può vendere l’acqua del Lario, si deve invece fare in modo di limitarne l’uso favorendo sistemi di conservazione a valle che siano più efficaci».
Per fare questo, però, servono decisioni politiche. Che tardano ad arrivare. Nel frattempo, la situazione si aggrava, complice il tempo che resta “bello” anche quando ci si dovrebbe augurare qualche salutare scroscio di pioggia. Anche la prossima perturbazione, che dovrebbe persistere sull’Italia tra domani e venerdì, rimarrà ai margini ancora una volta di Piemonte e Lombardia, i territori che in questo momento avrebbero più bisogno delle precipitazioni.
Il Lario è così fermo, in questo momento, a 27 centimetri sotto il livello medio degli ultimi 73 anni (fissato a +1 sullo zero idrometrico). Numeri che nei prossimi giorni potrebbero aggravarsi.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.