Laino, estate con l’arte di Giulio Quaglio

Novate Mezzola, chiesa della Santissima Trinità, Giulio Quaglio, Adorazione dei pastori

Da domani e per un mese all’Oratorio di San Lorenzo a Laino l’associazione culturale intelvese Appacuvi apre una bella mostra dedicata a Giulio Quaglio. Nativo proprio di Laino (1668), Quaglio è allievo di G. B. Recchi a Como e in seguito di Marcantonio Franceschini a Bologna. A Parma, Venezia e Piacenza completa la sua formazione venendo in contatto con le grandi tradizioni pittoriche venete e emiliane.

Giulio Quaglio giunge a Udine e decora i palazzi della Porta e Strassoldo. Sposa la sedicenne Margherita Novo, da cui ebbe sette figli, tre dei quali esercitarono a loro volta la professione di pittore, operando all’interno della bottega paterna. Nello stesso anno affresca il Monte di Pietà a Udine.
Un fervido periodo friulano attende Giulio Quaglio il quale tre 1695 e il 1701 lascia segno della sua arte in diverse località della regione: a Udine nei palazzi Daneluzzi Deciani Braida, d’Attimis Maniago, Antonini Belgrado, Gallici Beretta e nella chiesa di Santa Chiara; inoltre a, Venzone Colloredo di Monte Albano, Chiassottis, Torreano di Martignacco, e Valvasone.
Dopo aver affrescato nelle città di Gorizia e Gradisca, al tempo asburgiche, Giulio Quaglio si fa apprezzare anche oltre confine. Il pittore opera a Lubiana, Skofja Loka, Graz e Salisburgo. Nel 1721 troviamo il pittore all’opera nelle cappelle della cattedrale di Lubiana, e in seguito nel soffitto della biblioteca del Seminario. In questo periodo cambia il suo fare pittorico, schiarisce i colori, si tiene su toni leggeri e costruisce figure meno robuste e magniloquenti, dipingendo scene ricche di movimento, ma con minore concitazione e pathos delle precedenti.

Poi Quaglio rientra nella sua Lombardia. Dipinge a Stazzona, Laino, Gravedona, Porlezza, Dongo fino chiudere la carriera a Villa d’Adda con dipinti spesso d’effetto per i colori forti e gli accostamenti insolitamente vivaci. Giulio Quaglio muore nella propria casa, a Laino, il 3 luglio 1751. Appacuvi (Associazione per la Protezione del Patrimonio Artistico e Culturale della Valle Intelvi) ha unito alla mostra un ciclo di incontri pensato per conoscere meglio il territorio della Valle Intelvi e imparare a conservarlo, tramandarlo e raccontarlo. Il percorso è costituito da incontri laboratoriali tenuti dagli educatori di Ambarabart. L’iniziativa si svolge all’interno il Progetto Interreg MARKS “Progetto integrato d’area per la valorizzazione del territorio transfrontaliero, storia-cultura-paesaggio”. In programma otto incontri dal 28 luglio. Info sulla pagina Facebook del sodalizio.

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