L’alchimia che svela la realtà

altL’OPERA
di Lorenzo Morandotti

Un materiale artistico che è un crogiuolo alchemico di trasfigurazioni. Un osservatorio il cui obiettivo è puntato all’intima comunione di tutte le cose e di tutte le esperienze. Una pittura che è più forte dell’ego a cui spesso si fermano molti artisti. E che, nel corso del tempo, tende sempre più all’astrazione e alla scultura, cioè alla tridimensionalità, alla matericità come presenza viva e tangibile nello spazio e nel tempo, che plasma la luce su molteplici piani. Una pittura in cui ogni scavo è una ricerca d’identità, e ogni gesto chiede che la realtà cali la

maschera dell’illusione e si sveli per come è davvero.
Per Ester Maria Negretti, artista comasca giovane ma già affermata anche all’estero (sue opere sono ora a Boston e in Francia), la pittura è un esercizio di etica che invita ad andare oltre l’apparenza delle cose, alla ricerca di una intima essenza che pervade tutto l’universo. E parla anche attraverso materiali poveri come sabbie, tracce di combustioni, scarti del ciclo consumistico o della produzione industriale. Ma anche residui di colore che gocciolano dal pennello e vengono recuperati, lo sporco e il rumore dell’atelier che viene riscattato, e mixato con sabbie, stoffe, pezzi di giornale, catrami, calcestruzzi, vecchie cornici. Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma: un messaggio anche ecologico chiaro e forte, che riprende l’assunto di Lavoisier. Per Ester arte è «ripetere nel piccolo della nostra “officina” lo stesso procedimento che la natura attua nell’universo, lasciare cioè il campo aperto a nuove esperienze, a nuove combinazioni di materie che si uniscono e si separano come nelle reazioni chimiche».
Da questo procedimento nascono scenografie che hanno la stessa complessità di un corpo, la stessa fisicità di un’epidermide, e come in certe nuvole non è raro leggere in filigrana alcune forme di figure e di paesaggi, che traducono l’amore mai sopito per la piccola patria comasca da cui Ester spicca il volo.

Lorenzo Morandotti

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