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L’allarme dei patronati «La legge di stabilità ci porterà alla chiusura»

Rischio collassoI tagli previsti costringeranno a scelte drastiche(f.bar.) A rischio collasso i patronati. Futuro sempre più nero per questi servizi che, a causa dei tagli previsti all’interno della legge di stabilità, saranno con ogni probabilità costretti a ridurre il personale e chiudere delle sedi.Ma, soprattutto, non potranno garantire ai cittadini più deboli tutte quelle attività oggi assicurate gratuitamente.È questo l’allarme lanciato ieri mattina, nella sede comasca della Cisl dei Laghi, dai responsabili dei patronati Acli, Inas, Inca e Italuil della provincia, presenti sul territorio con 26 sedi, 108 recapiti e 41 dipendenti.Una struttura capillare, per far fronte alle necessità degli utenti, che rischia, però, di essere messa in seria difficoltà.«La legge di stabilità prevede un taglio drastico al fondo dei patronati. Tutto ciò non potrà che farci morire e lasciare in strada molti cittadini», ha detto Giovanna Tettamanti, direttore patronato Inas Cisl Como.«Tutto ciò nonostante sia stato recentemente calcolato – dicono i rappresentanti di tutte le sigle coinvolte – come il sistema dei patronati faccia risparmiare alla pubblica amministrazione ben 657 milioni di euro ogni anno. Si tratta di una somma superiore di oltre 200 milioni rispetto alla cifra mediamente destinata ogni anno al “Fondo patronati”».Tornando a livello locale, sono in pericolo quasi un terzo dei dipendenti, con ripercussioni sull’offerta ai cittadini che, però, continueranno a versare i contributi obbligatori per un servizio che verrà ridotto a fronte di una mole di lavoro in continuo aumento.Dal 2010 ad oggi, infatti, da quando la pubblica amministrazione ha riformato il sistema informatizzando gran parte delle pratiche, per i patronati il lavoro è aumentato del 30% ogni anno. Basti pensare che le pratiche aperte nel 2013 in provincia di Como erano quasi 76mila. I tagli metterebbero a rischio la gratuità del servizio, costringendo i cittadini a rivolgersi altrove – a pagamento – o a rinunciare ad alcuni diritti.«Già oggi non riusciamo a stare dietro ai costi, con tagli ulteriori ovviamente crolla l’intera organizzazione», spiega Chiara Mascetti, direttore del patronato Inca Cgil Como.Per scongiurare questi tagli, i patronati aderenti al Cepa (Centro patronati) hanno così avviato una petizione, cartacea o elettronica, all’indirizzo www.tituteliamo.it.Previsto per venerdì un incontro in Prefettura a Como, mentre sabato 15 novembre gli operatori comaschi saranno in città, a Porta Torre dalle 10 alle 16, per informare la popolazione.

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