L’allarme della Fondazione Gimbe: «Poche diagnosi»

Coronavirus: tamponi alla ASST Lariana (via Castelnuovo) e ATS Insubria, ex ospedale psichiatrico San Martino (foto Roberto Colombo)

Per affrontare la fase 2 con qualche speranza di successo bisognerebbe «estendere il numero dei tamponi e definire una soglia minima giornaliera di 250 test ogni 100mila abitanti». A dirlo è la Fondazione Gimbe, uno dei più autorevoli istituti indipendenti di cultura e informazione scientifica che ieri ha diffuso un’analisi della situazione attuale in Italia relativa alle diagnosi Covid-19.

«Raccomandazioni internazionali, evidenze scientifiche e disponibilità di reagenti confermano che nella fase 2 serve una strategia di testing esteso – dice la Fondazione Gimbe – Tuttavia, a oggi, un terzo dei tamponi è di controllo e nelle ultime due settimane sono stati effettuati in media 59 test per 100mila abitanti al giorno, con notevoli differenze tra regione e regione». Purtroppo, la Lombardia – nonostante sia il territorio più colpito dalla pandemia – non è tra le Regioni virtuose. Si colloca infatti in «classe 4», ovvero effettua in media tra i 60 e i 99 tamponi al giorno per 100mila abitanti.

Posto che nessuna Regione italiana è in «classe 1», vale a dire tra gli enti che riescono a processare oltre 250 tamponi al giorno per 100mila abitanti, sembra incredibile che la Lombardia sia distante anche dalla «classe 2» (130-250 tamponi al giorno) e persino dalla «classe 3» (100-129 tamponi). Sono ormai numerosissimi gli studi internazionali che hanno dimostrato una correlazione inversa tra tamponi e mortalità: più tamponi, meno morti. L’accertamento diagnostico precoce salva le vite. E oggi dovrebbe essere possibile, anche per il costante alleggerimento del carico su ospedali e terapie intensive e per il rallentamento sul fronte di contagi e decessi.
«Il numero dei nuovi casi – dice poi il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – può essere soggetto a distorsioni in quanto è influenzato dal numero dei tamponi eseguiti dalle Regioni». Un tampone su 3 è infatti «di controllo», viene cioè fatto sullo stesso soggetto per confermarne la guarigione virologica o per altri motivi che impongono di ripetere il test. Con questi numeri, la fase 2 è davvero un’incognita.

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