L’amaro sfogo di Maria Meroni: «Nella fiction non c’era mio fratello Luigino. Ogni mia richiesta inascoltata»
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L’amaro sfogo di Maria Meroni: «Nella fiction non c’era mio fratello Luigino. Ogni mia richiesta inascoltata»

«Quello visto nella fiction non era mio fratello Luigino». Maria Meroni, nella sua casa in centro città, fuma una sigaretta dietro l’altra, mentre il telefono di casa continua a squillare. Più che giornalisti, amici che chiamano per dire la loro sulla fiction andata in onda lunedì sera su Rai1, dedicata a Luigi, il calciatore nato a Como e scomparso a Torino nel 1967 dopo essere stato travolto da una vettura mentre attraversava corso Re Umberto.
La sorella della “Farfalla granata” lo aveva detto prima della messa in onda: «Parlerò dopo aver visto il film in tv». Ma si sapeva che non le sarebbe piaciuto, visto che aveva letto la sceneggiatura in anticipo. Ora si sfoga… «Il mio stato d’animo? Delusa, arrabbiata, ma anche serena, perché da mesi stavo male al pensiero che questo film andasse in onda. Ora che è stato trasmesso mi sto tranquillizzando».
Maria Meroni è una persona schiva; pur rendendosi conto del personaggio che è stato suo fratello Luigi («ma per noi in famiglia era Luigino»), preferirebbe più riservatezza, da parte di tutti, e una vita meno esposta. «Negli anni scorsi – spiega – tutti si rivolgevano a mio fratello Celestino, ma dopo la sua scomparsa sono rimasta solo io a rappresentare la famiglia; ci sono i miei nipoti, è vero, ma io sono l’unica in vita ad aver conosciuto Luigino».
E per lei è un peso tornare su quelle che sono vicende di vita dolorose. «Mio papà è morto quando avevo 40 giorni – dice ancora Maria – ma ho passato un’infanzia bellissima grazie ai miei fratelli, due persone stupende e differenti tra loro. Celestino, molto riservato, era del 1940, Luigino, estroso come tutti sappiamo, del 1943, io del 1945. In teoria dovevo essere la più viziata, mentre mia mamma con me era molto severa, ma loro mi facevano stare bene. Siamo cresciuti tutti con gli stessi princìpi. Purtroppo, poi, nella vita ho pagato in modo pesante…».
Papà è morto quando lei era una bambina piccola, Luigi nel modo in cui tutti sappiamo, e Celestino nel 2001 per la Sla. «Tutti sono scomparsi in questo periodo autunnale – aggiunge Maria – che per me è sempre particolare. E a tutto ciò aggiungiamo questa fiction…». La sorella dello sfortunato calciatore non l’ha digerita. «Quella non è la vita di mio fratello – dice – ma una storia d’amore qualunque. Anzi, direi che è stata mandata in onda la saga della famiglia Uderstadt». Che poi è quella di Cristiana, la compagna di Meroni, con cui non ha alcun rapporto.
Maria ha tante cose da dire. «Avevo incontrato regista e produttore – dice – e avevo fatto due richieste: di valorizzare il ruolo di Celestino, che era stato fondamentale per la crescita di Luigino e di evitare immagini di morte. Che dire? Celestino compare per pochi istanti in una situazione in cui critica suo fratello. E sicuramente non si merita questo. In chiusura hanno fatto vedere i funerali – e questo posso capirlo anche se non mi piace – e il volto di Luigino morto. Proprio ciò che volevo fosse evitato».
«Poi si è vista mia mamma con me allo stadio – aggiunge Maria Meroni – tengo a sottolineare che mia madre non è mai, e dico mai, stata a vedere una partita. Ha visitato una volta l’impianto di Marassi a Genova: Luigino l’ha accompagnata quando era vuoto. Io, invece, andavo spesso sugli spalti, poi, dopo una serie di sconfitte, Luigino non ha più voluto: diceva che portavo sfortuna. E io e mamma a casa seguivamo le partite alla radio. Invece nella fiction ci hanno fatto stare vicine in tribuna. Mi sarebbe piaciuto vedere più valorizzato il ruolo della famiglia, che lo ha sempre aiutato e supportato e anche dei suoi amici “storici”. Invece nulla».
Maria Meroni si sofferma anche sul coinvolgimento di Luigi Meroni, figlio di Celestino, apprezzato musicista (vive a Los Angeles e scrive colonne sonore). «Inizialmente aveva accettato con entusiasmo. Poi, dopo aver visto la sceneggiatura, ha declinato l’invito a collaborare. Eppure, anche alla vigilia della trasmissione, c’è chi ha scritto che la colonna sonora era sua. E questo è stato decisamente fastidioso». La stessa sceneggiatura era stata letta da Francesca Meroni, pure figlia di Celestino, avvocato: «Ma lei ci ha detto – conclude Maria – che non potevamo bloccare la realizzazione, non c’erano i margini. Ma per me, ripeto, quella rimane la storia d’amore di una persona qualsiasi. Non ho visto mio fratello».

13 Novembre 2013

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Massimo Moscardi

mmoscardi mmoscardi@corrierecomo.it


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