«Anche oggi Meroni farebbe la differenza»

Incontro all’insegna dell’emozione
Lo sfortunato calciatore ricordato in una serata-evento in città
Gigi Meroni: uno di noi, anzi “vün di nost”. Un pezzo di storia di Como e dei suoi quartieri e, allo stesso tempo, «simbolo ed eroe di una generazione: amato da molti, osteggiato da altri, soprattutto da certa stampa sportiva».
A ricordarlo con queste parole è stato Luigi Nessi, moderatore della serata che la Famiglia Comasca ha organizzato per ricordare la figura del calciatore e dell’uomo, che dal campetto dell’oratorio di San Bartolomeo prese il volo per infiammare di passione le

folle calcistiche. Fino a quella tarda serata del 15 ottobre 1967, quando una macchina lo travolse e lo uccise, dopo una partita giocata con il Torino.
Da allora, per i tifosi granata, Gigi è un mito. Ancora domenica scorsa, 15 ottobre, quando la squadra arrancava contro la Juve Stabia, in curva i tifosi si dicevano l’un l’altro, «tranquilli, adesso ci pensa Gigi». E così è stato, in effetti.
La serata ha visto la presenza della sorella Maria. Un ricordo, il suo, segnato dall’emozione, che le ha impedito di parlare a lungo di questo fratello che ha marcato profondamente il mondo calcistico.
Apprezzata la visione del film che Fabio Cairani e Giuseppe Pedretti hanno realizzato, ripercorrendo la vita di Meroni attraverso le parole di chi, con lui, ha condiviso la gioventù. Come Giampiero Della Torre, suo compagno di tante avventure nel quartiere, poi a Genova e, infine, a Torino, «sulla sponda giusta del Po, come usava dire Gigi». E la storia della gallina? «Un esempio della sua capacità di rompere gli schemi». La famosa Balilla? «La recuperò in una fattoria di Vercelli: era usata come pollaio, la sistemammo e oggi è al museo del Torino».
E chi non lo ha conosciuto, cosa dice di lui? A parlare è stato Pietro Vierchowood. Lo zar del calcio italiano ha ben presenti le qualità calcistiche. «Un giocatore come Gigi farebbe la fortuna di qualsiasi squadra anche oggi – ha detto – Nel calcio senza fantasia di questi anni, lui sarebbe capace di fare la differenza».
Un filo sottile lega i due assi del calcio che hanno vestito la maglia azzurra del Como: a scoprirli è stato Livio Prada. «Gigi l’ho portato io al provino al Como, da cui poi sarebbe nata tutta la sua carriera. Pietro, invece, l’ho scoperto una sera, quando giocava ancora nella Romanese, e l’ho segnalato subito alla dirigenza di allora».

Franco Cavalleri

Nella foto:
I protagonisti della serata dedicata a Gigi Meroni. Al centro la sorella Maria, che lo ha ricordato con grande emozione

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