Landriscina: «Idee bellissime, ma i soldi dove sono?»

Il sindaco di Como Mario Landriscina con la mascherina durante la celebrazione del 25 aprile 2020 (emergenza coronavirus)

E sulla lettera aperta degli “undici”: «Già iniziata la campagna elettorale

«Condivido l’ambizione a immaginare una visione ampia e futuribile della città, ma sognare non basta. Servono idee realizzabili. E, soprattutto, risorse». Mario Landriscina commenta la lettera aperta degli “undici” sullo stadio e si concede una puntura di spillo. Poi aggiunge: «Un documento rispettabile, firmato da autorevoli esponenti del centrosinistra. Siamo già in campagna elettorale».
Secondo il sindaco di Como, in questa fase il primo obiettivo della città dev’essere «uscire prima possibile dalla crisi post-Covid. Preferirei una classe politica e dirigente che, senza rinunciare a suggestioni di vario genere, si concentrasse di più sulle cose necessarie, su un futuro che non vogliamo guardare e che fa paura».
Per questo, sottolinea, «pur aspettandomi di tutto, in questa fase avrei avuto piacere di leggere contributi anche critici su come far ripartire negozi, industrie, alberghi che rischiano la chiusura. Senza la soluzione di questa partita, qualsiasi sogno di grande portata rimarrà tale. Il contesto attuale è imprevedibile tranne per la certezza di una crisi senza precedenti».
Una premessa che sembra voler fuggire il tema stadio, legato a doppia mandata con il riassetto urbanistico della città.
«No – risponde Landriscina – non voglio eludere l’argomento. Ho letto il documento degli “undici” e mi sembra ricalchi le osservazioni dell’Ordine degli Architetti. Certo, nessuno può negare l’importanza storica e architettonica del compendio, ma quando si cerca una visione, questa non può essere avulsa dal contesto e dai bisogni delle persone, altrimenti si disconnette dalla realtà. A tutti piacerebbe avere un quartiere dello sport, così com’era stato pensato 100 anni fa: ma di persone che parlano ce ne sono tantissime, di idee siamo ricchissimi, ma soldi ne vedo pochi. Anzi, niente».
A chi lo critica per un certo immobilismo, il sindaco risponde dicendo che la sua giunta «ha riportato a casa la Ticosa, ha fatto ripartire il lungolago con la Regione, sta per concludere la revisione del Pgt. Non è vero che ci manca la visione. L’unico pezzo su cui, ammetto, siamo fermi è il San Martino».
E allora perché tutte queste critiche? «Non lo so», risponde Landriscina.
Forse perché una convenzione di 12 anni in cambio di un campo sintetico è davvero poco?
«Con la convenzione noi non inibiamo alcuna possibilità futura di intervento e, nello stesso tempo, salvaguardiamo i diritti del Como. A tutti coloro i quali riversano sulla carta bellissime idee dico: vorrei vedere bellissimi milioni di euro. Se vogliamo fare a gara sul libro dei sogni sono pronto, ma se vogliamo cambiare serve concretezza». La tesi del sindaco è semplice: «Nel momento in cui qualcuno ci presenterà un progetto concreto, finanziabile, che si regge in piedi sulle sue gambe, allora avrà senso iniziare a discutere il futuro dell’area». Intanto, ci teniamo il campo di plastica.

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