Landriscina e i primi tre mesi alla guida di Como. «Travolti dai problemi quotidiani»
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Landriscina e i primi tre mesi alla guida di Como. «Travolti dai problemi quotidiani»

Partiamo dalla fine. Da una domanda scontata. Lo rifarebbe? «Sono stanco, provato e non lo nascondo. Ma sì, lo rifarei. Sicuramente».

Il traguardo dei 100 giorni è ormai vicino, meno di due settimane. Così come il fatidico bilancio delle cose fatte sulla scia del successo elettorale. Mario Landriscina, sindaco di Como dalla fine di giugno, ammette che tutto è stato più difficile di quanto potesse immaginare.

«Non cerco alibi, né giustificazioni – dice – ma dal primo giorno siamo stati travolti letteralmente da un’alluvio – ne quotidiana di problemi e di imprevisti».

Quali? «Viadotto dei Lavatoi, frana di via Rienza, ripescaggio del Como Calcio, lido comunale, impianti sportivi. E poi un’infinità di piccole richieste su questioni “invisibili” ma che per i cittadini rivestono grande importanza».

Il lavoro di sindaco è come se l’aspettava? «Sì e no. Conoscevo già le regole che grosso modo disciplinano la pubblica amministrazione. Ma prima vivevo in una logica di urgenza ed emergenza, in cui dominava la variabile tempo. Adesso mi trovo a lottare con la variabile burocrazia, che incide pesantemente e non ha alternative praticabili».

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Ha appena detto di non voler trovare alibi. «E lo confermo. Ma le risposte alle questioni inattese sono complicate enormemente dai necessari passaggi formali. I margini di manovra spesso non esistono». Faccia un esempio. «Più che un esempio, faccio una riflessione. La semplificazione delle procedure non servirebbe soltanto ad accelerare i tempi di realizzazione delle opere, ma darebbe anche più fiducia a chi lavora in municipio e si sente spesso capro espiatorio. Lavorare con la “paura di” è brutto, favorisce un atteggiamento difensivistico che non porta da nessuna parte».

Che la macchina amministrativa fosse inceppata era noto, se n’è discusso anche in campagna elettorale. A che punto è con la nomina dei nuovi dirigenti? «Siamo in fase di definizione. Con l’arrivo del segretario generale potremo finalmente dare un assetto più stabile ad alcuni settori per noi strategici». Cioè? «Ufficio tecnico e urbanistica, per cominciare».

Dopo il voto lei ha atteso parecchio prima di nominare la giunta. Qualcuno aveva parlato di una difficile trattativa con i partiti. Come giudica il lavoro dei suoi assessori? «Bene, in modo positivo. La squadra c’è, finora ho trovato grande collaborazione».

Ma sulla questione Islam c’è stata una spaccatura. La Lega ha votato contro la concessione degli spazi per la festa del sacrificio. «Il contraddittorio è salute, alcune prese di posizione più politiche credo che siano legittime. Sulla stragrande maggioranza delle questioni la Lega sa essere concreta, poi ci sono temi su cui ognuno prende posizioni che vanno al di là dell’aspetto amministrativo. E in ogni caso, il voto contrario sulla festa del sacrificio non ha incrinato la maggioranza».

Sente pressione da parte della politica, dei partiti? «No, nessuna particolare pressione. Forse l’opposizione pensa che ci occupiamo di immigrazione o di sicurezza in chiave politica, ma non è così. Semmai la questione principale è un’altra». Quale? «Dai partiti, dalla politica, mi aspetto valutazioni strategiche e suggerimenti su alcuni grandi temi, quelli sui quali mi auguro si aprirà discussione seria».

© | Il sindaco Mario Landrscina durante il primo consiglio comunale (foto Nassa)

A proposito, quali sono i progetti su cui poserete uno sguardo più lungo? «Ne ho individuati almeno tre: Ticosa, Università e sicurezza». Partiamo allora dalla Ticosa. A che punto siamo? «In questi giorni sono in corso misurazioni ambientali, abbiamo collocato alcuni piezometri per capire se l’area da bonificare potrà essere utilizzata e in che tempi. L’obiettivo immediato resta la riapertura del parcheggio e intanto lavoriamo per risolvere il contenzioso davanti al Consiglio di Stato».

Parlava prima di sicurezza. È una delle parole chiave dei partiti del centrodestra. Non è in contraddizione con quello che ha detto prima sulle pressioni esterne? «Mi creda, su questo tema subiamo un quotidiano martellamento. La sollecitazione dei cittadini è pressante, reale. Persino di quelli stranieri, com’è accaduto in piazza San Rocco per la petizione contro i bivacchi. Ci sono zone della città in cui la gente manifesta aperta insofferenza. Dobbiamo farcene carico, necessariamente».

Le ordinanze contro l’accattonaggio sono la risposta giusta o la risposta più semplice e mediaticamente visibile? «Sono una delle tante risposte necessarie. Con le poche risorse che abbiamo è impossibile affrontare tutte le questioni sollevate dai cittadini. Pensiamo a ciò che succede a Ponte Chiasso nei fine settimana, se avessimo più uomini e mezzi aumenterei sicuramente i controlli. Ma una cosa voglio dirla». La dica. «In tema di sicurezza abbiamo un tavolo di coordinamento delle forze di polizia che funziona benissimo. E che ha lavorato in modo proficuo. Di questo devo ringraziare Prefettura, Questura, guardia di finanza e tutti coloro che si impegnano in questo delicato compito».

Alla luce anche delle prime schermaglie con l’opposizione in consiglio comunale, crede che sia possibile essere il sindaco di tutti? «Non lo so. Certo, è impossibile soddisfare tutti. Se da un lato mi auguro che chi ha dato fiducia al centrodestra si senta effettivamente rappresentato, dall’altro lato spero che chi non mi ha votato non si senta escluso».

C’è qualcosa che vuole dire ai comaschi? «Ci sia dato tempo. Le attese sono molte ma non abbiamo la bacchetta magica. Soltanto volontà e passione».

Dario  Campione 

18 Settembre 2017

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