Landriscina: «Un collegio di garanzia per il caso Como». Aumentano le cordate

«Faccio il sindaco ma non dimentico di essere un medico. E per spiegare come intendo muovermi sul caso Como, uso una metafora chiara: chi volesse far tornare il calcio sull’erba dello stadio Sinigaglia dovrà passare sotto lo scanner del radiologo»,
La lastra. Questo potrebbe essere il titolo del film che, nei prossimi giorni, si girerà nei corridoi di Palazzo Cernezzi. La lastra che servirà ad analizzare in dettaglio proposte e credibilità di cordate e singoli imprenditori interessati a rilanciare il Como.
Mario Landriscina si occupa a tempo praticamente pieno della questione.
Le pressioni sono fortissime. Enorme l’interesse mediatico. Sul sindaco ricade infatti la responsabilità di avvallare il possibile rilancio degli azzurri.
«Il mio obiettivo è duplice – dice Landriscina – Permettere a persone serie di rimettere in carreggiata il Como ed evitare che, nei prossimi due o tre anni, si ripeta quanto abbiamo visto ormai troppe volte».
Ecco spiegata la lastra. «Sto formando un gruppo di lavoro che mi affiancherà nelle valutazioni e nelle decisioni – spiega il sindaco – un comitato di garanti ai quali sarà affidato il compito di controllare e validare proposte e progetti».
Del gruppo faranno sicuramente parte professionisti in grado di decifrare bilanci e di leggere piani industriali. Ma anche persone di sport. «I nomi li annuncerò presto perché la partita è difficile», anticipa Landriscina.
Difficile e anche breve. I tempi per le decisioni sono quasi contingentati. Il responsabile della Federcalcio per i rapporti con le istituzioni, Roberto Coramusi, ha chiarito ieri al “Corriere di Como” le procedure previste dai regolamenti. «Nel consiglio federale del prossimo 20 luglio verrà definito il percorso per le riammissioni. In una seconda riunione, che verrà convocata entro i primi 10 giorni di agosto, il consiglio federale deciderà sulle proposte avanzate».
Il sindaco, aggiunge Coramusi, dovrà quindi «in prima battuta valutare la consistenza e la solidità dei nuovi soggetti sportivi intenzionati a far rinascere il Como. Dovrà poi garantire la disponibilità dello stadio e firmare una lettera di accompagnamento al business plan presentato da chi richiede l’affiliazione».
Il Football Club Como di Puni Essien non potrà comunque giocare questo match. «È una società cui abbiamo revocato la matricola, per loro la storia è finita», sentenzia Coramusi. Insomma, indietro non si torna. Non dopo il pronunciamento della Federcalcio – reso noto lunedì scorso – sulla mancata affiliazione della squadra di Lady Puni Essien.
Cinque cordate
Il motivo per cui Landriscina ha deciso di costituire un comitato di garanti che lo affianchi nelle decisioni è facile da intuire. E lo spiega lo stesso sindaco. Nelle ultime ore, sono state almeno quattro, se non addirittura cinque, le manifestazioni di interesse rivolte al primo cittadino e relative alla rinascita di un Como Calcio.
Telefonate, messaggi diretti e attraverso emissari, confidenze. Pare che gli approcci siano stati diversi tra loro, ma tutti in un’unica direzione.
E il sindaco ha capito di non poter decidere se non dandosi un metodo.
«Non voglio in alcun modo mettere ostacoli tra le ruote di chi intende impegnarsi – dice Landriscina – ma nemmeno accettare un livello di analisi minimalista. Per questo ho deciso di costruire un gruppo forte, con competenze trasversali, che mi permetta di affrontare la materia in modo dignitoso e, soprattutto, coerente».
A tutti coloro i quali puntano a rilanciare il Como il sindaco chiede perciò due cose: «Fare presto, perché ci serve tempo per analizzare le proposte. E presentare progetti solidi».
Con una frase d’altri tempi, si potrebbe chiosare «astenersi perditempo».
Qui il matrimonio «s’ha da fare», nell’interesse della città, dei tifosi e della storia sportiva di tutto il territorio. «Ma non ci sono sensali disposti a tutto», aggiunge Landriscina.
La parola chiave del sindaco è «prospettiva. Vorrei poter incontrare imprenditori in grado di offrire a Como un progetto di lungo periodo. Che non s’inchiodi al terreno alle prime difficoltà. Se ciò avverrà, farò ogni passo necessario con la Federcalcio».
Da. C.

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