L’anno zero della cultura a Como, Cavadini: «Occasione per ripartire»

Luigi Cavadini

Cultura, ossia eventi e grandi mostre: per Sergio Gaddi, assessore alla Cultura e al Turismo negli anni 2004-2012 al Comune di Como, e ora impegnato con le visite guidate alle mostre del gruppo Arthemisia in giro per l’Italia, tutto tace e «siamo ancora all’anno zero perché manca un progetto politico», come ha dichiarato ieri al nostro giornale. Una intervista che ha fatto rumore e scalpore perché punta il dito non sulla pandemia, che ha aggravato i problemi, ma su quella che per Gaddi – artefice degli eventi d’arte di Villa Olmo che hanno portato ad ammirare opere di Magritte, Mirò, Rubens e Picasso nella storica dimora neoclassica a lago – è la loro origine. Ossia la mancata pianificazione e di visione strategica d’insieme, oltre che di professionalità.
L’attuale giunta di centrodestra ha già cambiato assessore alla Cultura tre volte: dopo le dimissioni di Simona Rossotti è stata la volta di Carola Gentilini e ora di Livia Cioffi. Che preferisce non commentare Gaddi e annuncia: «Parlerò quando avremo il programma del 2021».
Anno che causa del Covid-19 si presenta in salita e con le stesse problematiche del 2020 che ha avuto solo qualche sprazzo di sereno: musei, teatri e cinema chiusi, eventi impossibili se non in Rete. Una via d’uscita a breve termine non c’è e si teme anche per il medio periodo.
Il successore di Gaddi alla Cultura in Comune nella giunta di centrosinistra di Mario Lucini, il critico d’arte Luigi Cavadini, invita a cogliere l’attimo della pandemia per fare sistema e chiarezza.
«Uno dei problemi che sta a monte della pandemia è il fatto che tutte le strutture museali a Como siano chiuse in attesa di adeguamenti, questo impedisce di fare attività di un certo tipo. Spero che la revisione degli allestimenti come già avvenuto ad esempio in Pinacoteca a Palazzo Volpi sia funzionale a un progetto organico, a una programmazione. Già lo scorso anno, durante i lockdown, il Comune ha avviato sui social una campagna di sensibilizzazione con visite guidate virtuali alle collezioni di eccellenza e anche a tesori poco conosciuti e a donazioni tutte da scoprire. Penso ai fondi del pittore astrattista Alvaro Molteni, so che si sta facendo qualcosa di analogo per le opere di Sergio Tagliabue».
In realtà il Comune ha nel cassetto una bozza di programmazione, almeno per le mostre, ma non potendole realizzare è chiaro che si attendono tempi migliori. «Le richieste di artisti per occupare spazi comunali sono arrivate in passato e sono arrivate anche nel 2020, mostre dormienti in attesa di essere risvegliate», dice Cavadini. Che indica una strada: «Questo periodo difficile è l’ideale momento per riflettere, fare squadra, studiare percorsi. Occorre costruire con una certa logica, compreso il fatto che le ristrutturazioni cui si sta ponendo mano negli spazi espositivi comunali devono anche tener conto, già qui e ora, della destinazione che avranno quegli spazi. Sarebbe un errore aspettare la ripresa delle attività per dare un senso agli spazi. E lo stesso vale per il necessario lavoro di rete e sinergia con il mondo culturale comasco: tutto è fermo, e purtroppo qualche operatore sarà costretto a gettare la spugna. In un momento come questo fare il punto e programmare è fondamentale».

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