Una storia tra Italia e Inghilterra: Matteo Lanzoni. Il difensore con la valigia

1matMatteo, 25 anni, milita con il Yeovil Town nella Football League Championship, la serie B britannica

Storia dell’albatese, senza contratto in Italia, protagonista in Inghilterra

Una storia molto italiana, per un Paese che di questi tempi non dà fiducia ai suoi giovani. La vicenda di un 25enne che voleva e vuole fare il calciatore e che non si è arreso davanti alle tante porte chiuse che ha trovato da noi. Ora Matteo Lanzoni, comasco di Albate, difensore centrale, milita con il Yeovil Town nella Football League Championship, la serie B inglese, e si sta togliendo molte soddisfazioni. Una storia, la sua, che merita di essere conosciuta.
«Ho iniziato a giocare nel

vivaio del Como – inizia il suo racconto – poi, dopo il fallimento sono andato alla Sampdoria. Ero nella squadra Primavera che ha vinto scudetto, Coppa Italia e Supercoppa».
Poi il club genovese le ha fatto un contratto di cinque anni.
«Esatto. A quel punto sono stato spedito in prestito in giro per l’Italia, fra serie B e C1: ho giocato con Bari, Sanbenedettese, Portogruaro, Carrarese, Foggia e Mantova».
Poi il contratto con la Samp è scaduto.
«A quel punto mi sono ritrovato svincolato – spiega – e senza squadra. Era la scorsa estate: ho iniziato ad allenarmi con la formazione dei senza contratto e, già che c’ero, ho fatto il patentino d’allenatore».
La svolta è arrivata attraverso Internet e da una ricerca online dalla Scozia.
«Dopo gli allenamenti con il gruppo degli svincolati, un giorno ho ricevuto la chiamata di Manuel Pascali, italiano che gioca nella serie A scozzese con il Kilmarnock. A loro serviva un difensore centrale e lui aveva visto online che quello era il mio ruolo».
E lei ha dato immediata disponibilità, anche se poi non se ne è fatto nulla. In Italia non aveva proposte?
«In Italia la situazione per chi ha la mia età è drammatica. Come è noto, ora vengono dati contributi a chi schiera i giovani e un 25enne è considerato vecchio, inesistente per il mercato. Quelli come me non contano più nulla: e non è un caso che miei ex compagni della Sampdoria Primavera, che erano bravi, ora siano andati a lavorare. C’era stato il sondaggio di qualche formazione di C2: ho ringraziato, ma speravo in qualcosa di meglio».
E quindi ha guardato alla Gran Bretagna…
«Con il Kilmarnock non si è fatto nulla – aggiunge Matteo Lanzoni – ma Manuel Pascali ha preso a cuore la mia vicenda e mi ha segnalato una squadra di serie C inglese, la Football League One, che cercava un difensore centrale. Ci siamo sentiti e, anche in questo caso, ho dato la mia disponibilità al trasferimento, perché avevo una grande voglia di rimettermi in gioco».
Poi, sul finire dello scorso mese di agosto la svolta decisiva, a sorpresa, come capita nei film più che nella realtà.
«Ero nella mia casa di Albate – dice Matteo – Alle 23.30 suona il telefono. Dall’altra parte c’è un dirigente dell’Oldham che mi dice: “L’allenatore vuole testarti in una amichevole domani pomeriggio”. Io rispondo di sì, prenoto subito il biglietto on line, e arrivo alle 11 del mattino a Manchester. Mi portano al campo, alle 13 saluto tutti e alle 14 sono in campo».
E i riscontri sono stati positivi rispetto alla sua prestazione?
«Sì, perché mi hanno tenuto in prova per due settimane e poi mi hanno fatto un contratto fino alla fine del 2013. Le regole in Inghilterra sono differenti: gli accordi possono durare anche solo qualche settimana. Ma io ero contento, perché potevo realizzare il mio sogno: fare il calciatore professionista, possibilità che mi era stata preclusa in Italia. Mi sono così rimesso in gioco, partendo da zero, in un Paese e in un calcio dove conta le meritocrazia e, lasciatemelo dire, non essere amici degli amici…».
E come è andata con la squadra dell’Oldham?
«Molto bene. Alla prima partita mi hanno nominato “uomo del match” e alla terza ho segnato. Poi mi hanno anche eletto “giocatore del mese” in settembre. In totale, in quattro mesi ho disputato sedici partite e ho segnato due gol in partite dove avevamo allo stadio oltre 20mila spettatori». 2mat
Ma non è stato facile guadagnare fiducia…
«Certo. Anche se qui c’è il vantaggio di avere la possibilità di poter almeno dimostrare di meritare fiducia. Ma non nascondo che su noi italiani c’è diffidenza: in Inghilterra c’è un calcio più veloce, meno tattico, dove non conta il possesso di palla. Alla manovra preferiscono il lancio lungo in avanti, la corsa. Anche da questo punto di vista ho dovuto resettare tutto. Ulteriore fatto curioso: in Italia mi considerano vecchio, qui per loro sono un giovane…».
Al di là di un discorso tecnico, che calcio ha trovato?
«Un modo diverso, più sereno rispetto all’Italia, con le famiglie allo stadio, i tifosi avversari che ti aspettano prima e dopo la partita per fare una foto con te o per chiederti un autografo. Non ci sono le recinzioni a bordo campo e nessuno ti sputa. E anche in bus, quando si va allo stadio, c’è molto relax».
Sul finire dello scorso anno, tornando a un discorso più strettamente agonistico, c’è stata una ulteriore svolta positiva.
«A fine 2013 scadeva il mio contratto con l’Oldham e le mie prove non sono passate inosservate. Ho avuto vari contatti e, alla fine, il mio allenatore, Lee David Johnson, che mi avrebbe confermato, mi ha detto: “Se proprio devi andartene, vai nella categoria superiore. La squadra di mio papà cerca un difensore centrale”».
Quella squadra era ed è lo Yeovil Town guidato, appunto, da Gary Johnson, papà di Lee David. Lei ha accettato.
«Milito nel team Yeovil, dall’inizio del 2014, nella Football League, che equivale alla nostra serie B. Ma, per i nomi degli avversari, può anche essere considerata una A2: tra gli altri ci sono Queens Park Rangers, Nottingham Forest, Blackburn Rovers, Ipswich, Leeds, Milwall e Middlesbrough, squadre molto note».
Una bella soddisfazione per uno che in Italia non aveva alcuna considerazione. E anche il suo valore di mercato è salito.
«In Italia ero considerato finito, qui sono arrivato che non ero nessuno e ora ho fatto questo piccolo passo. In Inghilterra, se dimostri che vali, le possibilità ci sono: io ho fatto mio il motto “crederci sempre, mollare mai”. Io pensavo di valere qualcosa e volevo essere messo alla prova, aspettavo soltanto l’occasione giusta».
E, a 25 anni, vive da solo all’estero, come si trova?
«Non è facilissimo, perché qui non è facile integrarsi. Quando non mi alleno, vado in palestra, in piscina, a camminare, ma sono sempre da solo. Vivo in albergo e tengo i vestiti in valigia. Ma, alla fine, questo essere soli è un modo per conoscere meglio se stessi, è un testarsi nelle difficoltà».
Per concludere. Il suo sogno di calciatore?
«Non lo nascondo, giocare nella Premier League, la serie A inglese».

Massimo Moscardi

Nella foto:
L’atleta comasco premiato come “giocatore del mese” all’Oldham

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