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L’Area B di Milano spaventa i comaschi; «Non si tiene mai conto delle imprese»

Gli ambientalisti rilanciano: «Si deve sviluppare la rete ferroviaria»Primo giorno ieri di Area B a Milano, attivi soltanto 15 dei 187 varchi per accedere a quella che è diventata la Ztl più grande d’Italia.Una rivoluzione che ha immediati riflessi anche per chi si reca nella metropoli meneghina per lavorare con il mezzo privato. Pendolari tradizionali e, soprattutto, professionisti e piccoli imprenditori con clienti da servire e rifornire con periodicità fisse.

Ieri, il debutto è stato “soft”, con solo otto pattuglie della polizia locale impegnate per fare più che altro informazione. Nessuna multa. Dal lunedì al venerdì l’ingresso a Milano e la circolazione ai veicoli più inquinanti sono vietati dalle 7.30 alle 19.30. Lo stop vale per auto a benzina Euro 0, diesel Euro 0, 1, 2, 3 e moto a due tempi. Il provvedimento non si applica nei festivi. A regime i 187 varchi avranno telecamere collegate a un sistema informatico che consente alle persone di registrarsi e verificare se la propria auto può entrare o meno in Area B. Per il primo anno il Comune ha previsto per i non residenti un pacchetto di 50 accessi liberi.Non sono mancate forme di protesta, con la posa di striscioni con le scritte «Area B discrimina», «Ingiustizia sociale», ai varchi. In via Rogoredo a firma «Gioventù nazionale», i giovani di Fratelli d’Italia.«Sia come categoria sia come imprenditore artigiano che eroga servizi non posso che essere preoccupato degli effetti dell’Area B – spiega Roberto Galli, presidente di Confartigianato Imprese Como – Rispettiamo le scelte ambientali per il bene nostro e dei nostri figli, prendiamo atto della scelta di Milano e cercheremo di collaborare, ma non si può non tenere mai conto dell’economia delle imprese».Ci sono gli incentivi per cambiare i mezzi?«Serviva un passaggio più soft – dice Galli – il lavoro è in calo, un imprenditore deve ridurre i costi, non riesce a investire. Il governo ci aiuta a comprare un Euro 6, ma alla fine i conti in tasca li facciamo soltanto noi».Sulla stessa linea Giorgio Colato, presidente della Fai, Federazione autotrasportatori italiani di Como e Lecco.«Le scelte ambientali sono importanti – dice Colato – Non si discutono. Però si deve pensare anche a chi vive e lavora a Milano. I negozi, le case, le ditte vanno rifornite ogni giorno. Tanti camion e furgoni sono diventati da un giorno con l’altro “fuorilegge”. Bisognava creare dei corridoi. L’Area B rischia di diventare una torre, un’oasi o un ghetto dove non si può entrare».A Como l’Area B non si farà mai. Così hanno spiegato sia il sindaco Mario Landriscina sia l’assessore alla Viabilità, Vincenzo Bella, proprio domenica su queste colonne. Un “no” secco che non è piaciuto alle associazioni ambientaliste del territorio. Su tutte il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.«L’assessore Vincenzo Bella afferma che a breve Como perfezionerà il nuovo Piano della mobilità, puntando sulla valutazione delle possibili limitazioni al traffico veicolare. Bene ma non benissimo – dice il presidente del Circolo “Ilaria Alpi”, Roberto Fumagalli – secondo noi si è già perso troppo tempo, la qualità dell’aria di Como e della convalle richiede provvedimenti celeri, che limitino da subito il traffico privato, trasferendo quote importanti sui bus (da trasformare a metano) e sui treni».«Como ha infatti la fortuna di avere ben 6 stazioni ferroviarie (di cui 3 centrali), quindi l’impegno deve essere almeno quello di “fermare” le auto dirette in centro città, trasferendo i pendolari dalle auto ai treni, ovvero potenziando il servizio ferroviario – prosegue il presidente – In tal senso noi una proposta concreta l’abbiamo fatta da ormai alcuni anni: si tratta dell’istituzione della nuova linea ferroviaria da Como a Erba, passando per Cantù. I binari ci sono già (sono in parte quelli della linea Milano-Asso, e poi quelli della Como-Lecco): si tratta solo di far partire la nuova linea e i nuovi treni. Tutti a dirci che si tratta di una proposta fattibile, ma nessuno (tra Regione, Trenord, Comuni) ha mai fatto passi concreti per attuarla».

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