Lario sepolto, due musei agli antipodi

A Ossuccio e Pianello del Lario

Il Lario sarebbe stato sconvolto da due “tsunami” nel VI e nel XII secolo dopo Cristo. Gli studiosi lo deducono da corpi sedimentari in una delle zone più profonde del lago, tra l’Isola Comacina e Brienno, frutto di eventi franosi sublacustri, verificatisi nel 500 e nel 1100. Luogo d’origine sarebbe la scarpata, a 140 metri di profondità, tra la punta di Bellagio e Tremezzo. Da qui l’evento franoso si sarebbe propagato fino ad Argegno e Laglio. Alla profondità massima di -425 metri si troverebbe

la maggior concentrazione di sedimenti nell’ordine di circa 14 milioni di metri cubi: 10,5 ascrivibili al primo smottamento, 3,5 al secondo. Conseguenza degli smottamenti sarebbe stato poi il verificarsi di due tsunami che potrebbero aver travolto edifici civili o chiese. Vittima sarebbe da annoverare anche la leggendaria Villa Commedia di Plinio il Giovane a Lenno. Leggende? Forse. Certo è però il ritrovamento, nel 1847, di due colonne romane con capitelli corinzi appartenute alla dimora pliniana o ad altre di eminenti personaggi della zona. I due cimeli sono oggi custoditi nel Museo Archeologico “Giovio” di Como.
Anche l’Isola Comacina e il suo spazio circostante sono da sempre ricchi di storia. Lo documentarono campagne di ricerca subacquea condotte in collaborazione con il “Centro Sub Nettuno” (la prima nel 1969).
Le ricerche subacquee confermarono, grazie al rinvenimento di una macina, di una fiocina e di un pezzo di colonna, la collocazione della storica parte civile dell’isola di fronte a Ospedaletto. I resti degli edifici religiosi distrutti nel 1169 dalla furia del Barbarossa vennero invece avvistati nella parte più esterna dell’isola, verso Lezzeno. Nella stessa zona fu rinvenuto anche un ossuario in sarizzo di epoca romana. Si sono anche trovati nel tratto più stretto del canale resti di mura che suggeriscono l’ipotesi affascinante di un collegamento artificiale dell’isola con la terraferma. Tutto è documentato dal Museo Archeologico Antiquarium di Ossuccio, dove sono stati riuniti i reperti archeologici legati all’isola, intitolato alla memoria degli studiosi Luigi Mario Belloni e Mariuccia Belloni Zecchinelli. È aperto dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17.
Risulta invece chiuso da tempo per mancanza di fondi necessari a interventi di adeguamento strutturale un museo inaugurato nel 1982, quello della Barca Lariana di Pianello del Lario. Una collezione di 400 scafi, tra cui piccole imbarcazioni “patrizie”, eleganti e ornate di stucchi e pitture, una gondola lariana e una veneziana. Alcuni dei reperti conservati a Pianello sono stati recuperati dai fondali del lago. Ad esempio due motoscafi in legno, ad uso probabilmente civile, trovati a una ventina di metri al largo della punta del Balbianello presso Lenno, inabissatisi tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso. Li hanno lasciati nelle condizioni in cui li hanno trovati sub: il museo di Pianello ha un atteggiamento “archeologico” e non ammette restauri o abbellimenti di sorta. Peccato non poterlo visitare. Anche perché ha raccolto un’importante mole di dati e documenti, intervistando sub, barcaioli, pescatori e gente di lago: 55mila pagine.

Cristina Fontana Lorenzo Morandotti

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