L’arrestato al giudice: «Colpa mia? No, del complotto»

Ridha

Avrebbe risposto alle domande del giudice delle indagini preliminari, Laura De Gregorio, senza ripercorrere con precisione quanto aveva raccontato martedì pomeriggio al pm e agli uomini della squadra Mobile, bensì parlando in modo evasivo, sviando il discorso e continuando a puntare il dito contro il presunto “complotto” ordito contro di lui da magistrati, prefetto, forze dell’ordine, avvocati e da don Roberto per farlo allontanare dall’Italia. Non crediamo che – in questi termini – si possa parlare di una vera e propria ritrattazione per Mahmoudi Ridha, ma di certo il tunisino 53enne arrestato per l’omicidio del sacerdote 51enne non ha ripercorso le dichiarazioni ampie, circostanziate e auto-accusatorie che avevano contraddistinto il suo primo faccia a faccia con gli inquirenti.

L'arma del delitto
L’arma del delitto



L’interrogatorio di convalida si è tenuto ieri mattina nel carcere del Bassone, davanti al gip e all’avvocato d’ufficio Davide Giudici.
Il giudice ha convalidato l’arresto e disposto la permanenza in carcere dello straniero. La difesa non ha formulato alcuna istanza. Possibile tra l’altro che nelle prossime ore, a interrogatorio ormai eseguito, il tunisino possa anche essere spostato in un’altra struttura penitenziaria.

Anche ieri mattina, comunque, Mahmoudi non avrebbe rinunciato a tirare in mezzo quelli che a suo dire sarebbero i “colpevoli” dell’omicidio, ovvero gli artefici del “complotto”, partendo dal Prefetto di Como che avrebbe decretato la sua espulsione, e dagli avvocati. Indipendentemente da quanto possa dire l’arrestato, che come detto – nell’immediatezza del fatto – aveva fornito una confessione ampia, fin troppo dettagliata e coincidente con quanto poi riscontrato dagli uomini della squadra Mobile di Como, rimangono alcuni punti fermi nel fascicolo del pubblico ministero Massimo Astori.
La scena sarebbe stata vista da un testimone, che avrebbe anche riconosciuto il tunisino. L’uomo si era presentato in caserma sporco di sangue dicendo di aver ucciso un uomo. L’arma era stata ritrovata sul posto e, non da ultimo, aveva spiegato che il taglio alla mano se l’era causato colpendo a coltellate don Roberto: «Ho smesso solo dopo che mi sono ferito», aveva detto. Ora invece, nell’interrogatorio di ieri, avrebbe detto di essersi fatto male da solo, e che i responsabili di quanto accaduto sono gli artefici del complotto contro di lui.

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