Sport

Lasciateci il nostro svago domenicale

La riflessione di  Mario Guidotti
Di pancia, come usa dire oggi, verrebbe voglia di stare con il presidente del Consiglio. Ci riferiamo alla proposta, o forse provocazione, di sospendere per 2-3 anni il campionato di calcio. Siamo tutti sinceramente disgustati dalle notizie di questi giorni sul mondo del pallone e c’è ben più di un rivolo di sfiducia verso il gioco che ci affascina da quando avevamo i pantaloni corti.
Sapere che atleti già plurimilionari sono accusati di aver venduto le partite delle proprie squadre, cioè i sogni di migliaia di ragazzini
e le fantasie di riscatto di migliaia di tifosi, fa veramente ribollire il sangue e induce solo a dire basta, andate tutti a lavorare e portate a casa salari da gente normale. Ma se il pensiero lascia la pancia e raggiunge il cervello, come dovrebbe sempre accadere, capiamo che non va bene. Primo, perché il calcio, nonostante la crisi, anche attraverso l’enorme indotto che genera, è pur sempre un’azienda che produce lavoro.
E sappiamo bene quanto ve ne sia bisogno in questo momento. E poi perché vogliamo sempre sperare che, per quanto diffuso, il malaffare non coinvolga tutti. In fondo non si è fermato il Giro d’Italia o di Francia quando alcuni ciclisti salivano lo Stelvio come motociclette, salvo poi scoprire che le loro arterie avevano più globuli rossi di un centro trasfusionale e più testosterone di un toro adolescente. Ancora, se qualche banchiere fa il birbante, e aprendo i quotidiani non sembra proprio un’eccezione, forse che il professor Monti propone di chiudere le banche per 2-3 anni?
Pensateci un attimo, le (misere) azioni e i titoli che possediamo non sono forse delle scommesse? E se qualcuno nel sistema finanziario bara, non accade qualcosa di molto diverso dalle puntate sulle partite di pallone. Si potrebbe continuare poi con la pubblica amministrazione, il commercio e tanti altri settori dove vi sono imbrogli e ruberie.
È giusto identificare i colpevoli, per tanti che siano, e punirli severamente. Non certo chiudere un àmbito produttivo, per quanto apparentemente effimero o superfluo.
Non dimentichiamo tra l’altro che i settori del divertimento e dell’intrattenimento sono universalmente riconosciuti utili e degni di esistere non solo se producono cultura. E poi, non facciamo le mammolette, il gioco del pallone si porta dietro sospetti dalla sua nascita. Da sempre, in fondo, si dice “arbitro venduto”. Ora scopriamo che la compra-vendita riguarda soprattutto i giocatori. Lasciateci allora il nostro svago della domenica. In cambio promettiamo di non dare al calcio l’importanza che non ha.
E, soprattutto, di non scommetterci neanche un euro.

31 maggio 2012

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