L’assemblea di Confcooperative Insubria. «Rimettere il lavoro al centro»

Mauro Frangi

«Ripartire dal lavoro». A 4 anni dalla sua nascita, Confcooperative Insubria decide di puntare la sua assemblea annuale (in programma venerdì prossimo, alle 16, nell’auditorium della Camera di Commercio di Como) sul tema chiave dell’occupazione.
«Per due ragioni – sottolinea Mauro Frangi, presidente dell’associazione di via Anzi – Primo, perché il fronte del lavoro è quello in cui le cooperative hanno fatto di più e meglio; secondo, perché è compito delle cooperative rispondere ai bisogni della società proprio costruendo lavoro». Nell’ultimo triennio, nelle imprese associate a Confcooperative Insubria gli occupati sono cresciuti di 1.375 unità: «Tutti assunti nel rispetto dei contratti collettivi – dice Frangi – un risultato che non nasce per magia o attraverso scorciatoie, ma grazie alla capacità di condividere con gli altri il bisogno di lavoro e alla volontà mettersi insieme per crearlo».
Venerdì a Como è atteso anche il presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini, numero uno di Conserve Italia, la più grande industria di trasformazione agroalimentare del Paese. «La proposta cooperativa non è di serie B, come qualcuno pensa – insiste Frangi – i dati mostrano l’opposto, nessun’altra forma imprenditoriale ha dimostrato di poter creare buona occupazione quanto la cooperazione».
Se si guarda alla cronaca recente, «anche comasca – dice ancora Frangi – ci imbattiamo in imprese che fermano il loro percorso di successo per un cambio generazionale o per passaggi finanziari azzardati». Tutto questo nella cooperazione non accade. «Proprio perché al centro c’è la persona, il lavoro. Il vero problema di questo Paese è generare coesione sociale e benessere attraverso la creazione di nuovi impieghi. Qualcuno pensa che si possa fare con i sussidi, ma sbaglia. I sussidi creano dipendenza e deresponsabilizzano».
«Costruttori di lavoro», quindi. Questo è il titolo dell’assemblea di venerdì. «Anche per battere il rancore e l’ansia che sembra oggi prevalere».

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