L’assessore Gerosa: «Il girone di Como si può cambiare»

Trecentomila veicoli al giorno. Una marea di automobili, furgoni, pickup, camion, bilici, mezzi a 4 ruote, 6 ruote, fino a 16 ruote, che ogni giorno, come uno tsunami, si riversa sulle strade di Como e attraversa la nostra città, da Nord a Sud, da Est a Ovest. Ed esattamente come uno tsunami, si lascia alle spalle una mole enorme di detriti che, nel nostro caso, sono vie e piazze bloccate dal traffico, inquinamento, incidenti – a volte purtroppo anche mortali – con costi altissimi per la collettività.
È da considerazioni come questa che nacque l’idea, se non l’esigenza, di intervenire sull’assetto viario del centro città: il famoso “girone” di dantesca ispirazione.
Se ne è parlato ieri, in un incontro organizzato dal Circolo Willy Brandt.
«La viabilità attuale è giusta, correttamente si svolge in senso antiorario, facilitando la guida dei veicoli», ha detto Daniela Gerosa, assessore alla Mobilità del capoluogo. Inevitabilmente, però, sente il peso degli anni – ne sono passati oltre 27 da quel 3 novembre 1987 in cui venne istituito il girone – e gli aspetti negativi non mancano.
«Di fatto, è stato eretto un muro tra la città e il suo lago» ha aggiunto Gerosa, riferendosi al fiume di metallo e gomma che percorre il tratto da Sant’Agostino a viale Fratelli Rosselli.
Ecco quindi la necessità di verificare «se il girone sia ancora l’unica soluzione possibile, o se esistano alternative».
Attenzione, però, a evitare soluzioni empiriche, come in quell’ormai lontano 1987, perché «oggi non ce le possiamo permettere», è stato l’avvertimento lanciato dall’assessore e riferito all’elevato livello di complessità delle città.
Como, in particolare, rischia il blocco del traffico per ogni minimo evento, anche soltanto un cantiere.
«Servono nuovi modelli di traffico e le rilevazioni per costruirli sono in corso. L’ultima è stata effettuata domenica scorsa, una domenica di bel tempo e di forte accesso alla città», ha continuato Daniela Gerosa.
Quali i punti critici del girone nel 2015?
«L’incrocio tra le vie Grandi e Roosevelt, da una parte, e il tratto piazza del Popolo – via Manzoni dall’altra», la sua risposta. Quest’ultimo è lo snodo fondamentale per capire se sia possibile chiudere il lungolago al traffico, perché è proprio su questo breve tratto, di nemmeno 200 metri che dovrebbe convogliarsi il flusso di veicoli che oggi passa per piazza Cavour. «I primi dati sono confortanti», ha detto Gerosa.
«L’obiettivo finale è favorire il trasporto pubblico, rendendolo più competitivo rispetto a quello privato – ha invece ribadito Annarita Polacchini, amministratore delegato di Asf Autolinee – Migliorare la qualità del servizio pubblico significa anche, e soprattutto, migliorare la qualità della vita dei cittadini. Ed è questo ciò che vogliamo fare», la sua chiosa.
«Bisogna tenere ben presenti i flussi di traffico che mettono in collegamento i paesi della provincia attraverso il territorio del capoluogo – ha avvertito Mirko Baruffini, vicesindaco di Uggiate Trevano e consigliere delegato a Villa Saporiti per i Trasporti e la Mobilità – Penso, in particolare, all’ospedale Sant’Anna, che costituisce sicuramente un punto critico: dalla Lariana, è raggiungibile soltanto attraversando Como».
Ogni intervento di Palazzo Cernezzi in merito alla sua viabilità interna dovrebbe, quindi, tenere in adeguata considerazione le necessità del territorio circostante e dei suoi abitanti.
Baruffini ha espresso in ogni caso un giudizio positivo sull’andamento del confronto, «il capoluogo ci ha sempre rassicurati che non intendono fare nulla senza consultare i Comuni vicini».
I tempi, comunque, sono ancora lunghi. E il dibattito resta aperto.
Franco Cavalleri

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