L’assessore: «Nessuno si illuda. Anche in passato gli sbandati sono tornati nella scuola»

La giornata raccontata dai protagonisti
In ogni angolo della Baden-Powell sono comparsi numerosi cartelli per segnalare la pericolosità dell’edificio e il conseguente divieto di accesso. Scritti in 4 lingue, arabo compreso.
Una decisione necessaria, vista la provenienza di molte delle persone fatte sgomberare, in passato, dall’ex orfanotrofio.
«Questo intervento dovrebbe essere risolutivo – ha detto ieri l’assessore all’Edilizia pubblica e alla Sicurezza di Palazzo Cernezzi, Francesco Scopelliti – Stiamo chiudendo ermeticamente ogni varco.

Continueremo in ogni caso a monitorare l’area, anche perché già in passato molti disperati sono riusciti a entrare da passaggi in apparenza assolutamente inutilizzabili». Un lavoro capillare anche se, aggiunge l’assessore, «nessuno deve illudersi. Sarà infatti decisivo verificare se e come gli abitanti dell’ex orfanotrofio cercheranno di rientrare. Per adesso, grazie alle risorse recuperate, siamo riusciti a sigillare il complesso».
A supervisionare i lavori, fin dal mattino, anche Davide Cantaluppi dell’ufficio edilizia pubblica del Comune di Como. «Sono arrivato verso le 7 e le operazioni delle forze dell’ordine erano già in pieno svolgimento. Abbiamo successivamente compiuto un sopralluogo minuzioso per intercettare eventuali punti deboli – dice Cantaluppi – Ne abbiamo individuati un paio, anche se richiederebbero doti acrobatiche non indifferenti: si tratterebbe di arrampicarsi su un muro di cinta per calarsi nella Baden-Powell da un’altezza di 5 metri». Intanto, tra gli ulteriori interventi in programma «si sta pensando, su indicazione dell’assessore Scopelliti, anche di installare una telecamera all’incrocio tra via Tommaso Grossi e via Dante, per monitorare i possibili punti critici tuttora presenti», conclude ancora Davide Cantaluppi.
«Speriamo che con questa operazione possa tornare la calma in questo angolo di città – interviene Roberto Dalbianco dello Spazio Arca che ha sede nel primo cortile della Baden-Powell – in passato la situazione era decisamente tesa. In più di un’occasione mi capitava di veder passare fuori dalle finestre, mentre lavoravo, alcuni strani individui che poi sparivano negli altri cortili o all’interno degli edifici. Mi è successo di notare alcuni di loro intenti a lavarsi».
Una convivenza non sempre facile. Numerosi anche gli episodi violenti. L’ultimo si è verificato all’inizio di settembre quando quindici persone, tutti tunisini (molti armati di colli di bottiglia rotti e coltelli), hanno ingaggiato un furioso scontro.
Quattro gli arrestati e due i feriti. Ma non sono state soltanto le risse a preoccupare i residenti.
«Proprio nei giorni scorsi, questi disperati hanno sradicato alcune persiane di legno per accendere il fuoco utile a cucinare. Operazione decisamente pericolosa», aggiunge l’assessore Scopelliti.
L’ultimo intervento è di Mario Pitassi, presidente della Circoscrizione 5 che ha sede proprio all’interno dell’ex orfanotrofio.
«Sono arrivato anch’io questa mattina in via Grossi poco dopo l’inizio delle operazioni – dice il presidente Pitassi – Era un intervento che attendevamo da tempo. Ormai la situazione era ingestibile. Aggirandosi per la struttura si può notare come il degrado si sia impossessato di tutto il complesso. Adesso, con il portone chiuso, aumenterà subito la sicurezza e nessuno potrà più accedere all’interno. E se lo dovesse fare allora si parlerebbe di violazione di domicilio».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Nella palestra della Baden-Powell era stato attrezzato un vero e proprio dormitorio (fotoservizio Mv)

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