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L’Ats Insubria dà i numeri. Ma il mistero dei tamponi rimane

L’Ats Insubria risponde senza però dire ciò che tutti chiedono. I dati sui tamponi nelle province di Como e di Varese restano un mistero. Sotto accusa per una mancanza di trasparenza che, a questo punto, sta diventando un problema politico oltre che gestionale, la direzione dell’Ats ha diffuso ieri pomeriggio un comunicato stampa con alcune cifre riassuntive dell’emergenza Covid-19 sul territorio di riferimento. Età media dei contagiati, «tasso grezzo» di mortalità, incidenza della pandemia sui generi. Tutti numeri interessanti, per carità. Ma inutili ai fini della comprensione del fenomeno Coronavirus a Como e Varese.L’unica certezza è che alla data del 9 maggio scorso, nel sistema di sorveglianza del dipartimento di Prevenzione dell’Ats Insubria erano inseriti 6.561 casi.Il dato più significativo, quello cioè invocato a gran voce da settimane – stiamo parlando del numero dei tamponi effettuati e del numero di persone sottoposte a diagnosi – manca completamente. Nel comunicato la direzione dell’Ats si limita a dire che «i tamponi eseguiti nella settimana dal 4 al 10 maggio sono stati in totale 4.319, di cui 2.032 eseguiti in modalità drive in, 81 al domicilio e 2.206 nelle RSA (823 su operatori e 1.383 su ospiti)». Quanti di questi tamponi siano stati positivi, quanti siano stati “primi” o “secondi” tamponi, quanti siano stati fatti nel Comasco o nel Varesotto, non è dato sapere. Soprattutto, non è dato sapere quanti siano stati i tamponi nelle settimane precedenti. Ora, nel territorio dell’Ats Insubria vivono all’incirca 1.450.000 persone: i tamponi dell’ultima settimana corrispondono allo 0,29% della popolazione. Meno di un’inezia. Se anche nelle settimane precedenti il numero delle diagnosi fosse stato identico (ma in realtà non è così), nelle due province sarebbe stato controllato sì e no il 2% dei residenti.La domanda è inevitabile: com’è possibile avere un quadro della situazione che sia realistico con un numero così basso di tamponi? «I numeri comunicati dall’Ats non solo sono ancora bassi, ma quasi inservibili per un’analisi ragionata sull’andamento epidemiologico – ha commentato ieri Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd – avevamo già appurato tre settimane fa che Como è fanalino di coda, assieme a Varese, tra le province lombarde, per numero di tamponi effettuati. Adesso ne abbiamo la conferma. L’Ats deve dare chiarimenti e fornire distinzioni molto più precise di quelle presentate oggi (ieri, ndr)», conclude Orsenigo.

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