Laura Negretti rilegge il “Divorzio” di Germi

Laura Negretti

Tre anni fa, il nume tutelare fu Piero Chiara (scomparso esattamente trent’anni or sono), mirabile cantore di vizi e virtù della provincia. Adesso l’ispirazione viene da un altro maestro del Novecento che ha svelato l’identità nazionale, il grande regista Pietro Germi.
La compagnia “Teatro in mostra” della comasca Laura Negretti – il nome deriva dalle attività sceniche promosse a Villa Olmo durante le grandi mostre dal 2004 in poi) presenterà in anteprima nazionale l’8 aprile alle 21 al Teatro Sociale di Canzo Il divorzio, libero adattamento teatrale da quel capolavoro della commedia all’italiana che fu nel 1961 Divorzio all’italiana di Germi.
Lo spettacolo in circa un’ora e mezza senza intervallo sarà di fatto la prima trasposizione teatrale di un film considerato l’archetipo della commedia all’italiana. «Un capolavoro – dice l’attrice Laura Negretti – oltre che un ironico e godibilissimo ritratto della mentalità e delle pulsioni di una certa Sicilia di provincia dell’inizio degli anni ’60 che prende di mira, con graffiate ironia e con un sarcasmo a volte feroce, due situazioni di arretratezza legislativa di un’Italia in pieno boom economico: la mancanza di una legge sul divorzio, che arriverà solo nel 1970, e soprattutto l’anacronistico articolo 587 del codice penale che regolava il delitto d’onore, che verrà abolito soltanto venti anni dopo».
«L’idea di proseguire questa tradizione di teatro di ispirazione civile che guarda con amore alla commedia all’italiana è nata con il successo della “Spartizione” tratta da Chiara nel 2013: ci interessa molto l’atmosfera di comicità elegante che è eredità di quel cinema ed è stato naturale andare alle origini, ossia a Germi. Mai nessuno aveva chiesto i diritti per la trasposizione teatrale e abbiamo ottenuto un sì entusiasta da parte della figlia Marilinda che cura con passione l’eredità culturale paterna. Al testo lavora Magdalena Barile, che ha il dono di mantenere l’anima dei testi plasmandoli sulle necessità del pubblico di oggi. La regia di Roberto Recchia sarà un’ulteriore garanzia di leggerezza elegante. Antonio Grazioli sarà il Fefè che fu di Mastroianni».
E Laura Negretti? «Non farò la parte di Stefania Sandrelli che sarà di Silvia Ripamonti, ma sarò la moglie Rosalia. Il mitico Franco Maino sarà il papà della giovane e anche l’avvocato trombone. Rispetteremo il bianco e nero originale, che incarna la luce abbagliante degli scenari “pubblici” della Sicilia e l’ombra delle case dove si nascondono i segreti più inconfessabili».
Lo spettacolo dopo il debutto a Canzo sarà ospitato in altre sedi. Già prenotate tre date in Svizzera. «Non abbiamo scelto a caso un debutto al Sociale – conclude Laura Negretti – A Canzo ti senti veramente accolto e protetto, come deve avvenire per uno spettacolo che è ai nastri di partenza. Non useremo termini dialettali: come nel film di Germi, la pièce è specchio della provincia italiana come categoria culturale. Si vuole denunciare, sorridendo, una situazione di degrado comune in tutta Italia».
Lorenzo Morandotti

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