Laura Negretti sfida i social con “Like”

Laura Negretti

Nuove tecnologie che si cimentano con l’antica e forse immortale arte della recitazione. Un mondo fittizio solo all’apparenza lontano dal nostro che mette in guardia sui rischi che stiamo affrontando da questa parte dello schermo, nella concreta realtà.
All’orizzonte per la compagnia “Teatro in mostra” di Laura Negretti c’è una nuova sfida. Forse la più ardita, dopo i cimenti con autorità del cinema e della narrativa popolari come l’indimenticato regista Pietro Germi e lo scrittore “di provincia” e “di frontiera” per eccellenza, il luinese Piero Chiara. La nuova sfida si chiamerà Like ed è la pièce cui sta dando le ultime rifiniture Magdalena Barile. Il lavoro è come si suol dire ancora in progress: il testo definitivo è in arrivo. Andrà in scena secondo i programmi il prossimo maggio per la regia di Filippo Renda in un teatro ancora top secret. Le prove si dovrebbero svolgere in primavera a Cantù nello spazio di Ermanno Stea.
Il cast è tuttora in via di definizione così come le scenografie che promettono di essere molto coinvolgenti, ad esempio con un muro di televisori vintage per spiare il vissuto dei personaggi e le loro quotazioni nel social e l’uso di colori che rimandano a quelli dei social network che più frequentemente usiamo anche noi nel nostro mondo “reale”. Una sfida, si diceva, per l’attrice e produttrice comasca Laura Negretti, reduce dal successo di Teglio con “Il Divorzio” che riprenderà il tour l’8 settembre a Seveso (info relative al programma sul sito teatroimostra.it), perché il tema è quantomai attuale e difficile da rappresentare senza dare spazio a facile retorica.
Stiamo parlando di un argomento che tocca gran parte della popolazione del pianeta: la presenza sempre più pervasiva dei social network nella vita quotidiana attraverso computer e telefoni.
Con tutto ciò che ne consegue non solo nei rapporti umani ma anche in campo cognitivo, etico, politico ed economico. Chi dà ritmo all’algoritmo? E chi ne trae profitti? Ancora una volta, come tante produzioni di “Teatro in mostra”, sarà un lavoro dalla parte di lei. Protagonista una donna, in un contesto «apparentemente gioioso», dove non c’è ne alto né basso, si è mediamente felici, mediamente connessi, e tutto si basa però su un’unità di misura dirimente, ossia la quantità di “Like”, cioè di “Mi piace” che ciascuno riceve nel corso del tempo che gli è stato assegnato dalla vita.
Ma la vita in piazza non sarà solo liquida e virtuale, dato che tutti potranno giudicare ed essere giudicati in quella reale. E il tutto sarà governato da una sorta di “grande fratello” social di ascendenza orwelliana che deciderà, in base al punteggio raggiunto sul web, che amici e scuole potrai frequentare, che lavoro e reddito e amori meriterai, che vacanze potrai fare. E così via. Un inferno. «Un futuro distopico», precisa Laura Negretti. Ma non lontano dal nostro presente, anche se, come la racconterà “Like”, il mondo sarà gravato da una dittatura bella e buona in atto. Non a caso «ogni società si può giudicare dal modo in cui organizza e vive il rapporto con l’altro», come recita la frase sulla “società del controllo” del filosofo francese Michel Foucault che la drammaturga Barile ha scelto per raccontare il suo lavoro. “Teatro in Mostra” ha scelto di raccontare questo mondo mettendo in scena una donna single, Laika (con tutto ciò che questo nome evoca culturalmente, dalla cagnetta dei test astronomici russi alla “Laicità” presunta dei social). «Maturo questo progetto da un paio d’anni – dice Laura Negretti, che sarà la protagonista – Declineremo la critica al mondo dei social media con tonalità da teatro civile ma al contempo in modo leggero, non senza riferimenti fantozziani. Magdalena Barile lavora con noi da sei anni, è abilissima nel tradurre concetti e storie in parole sulla scena. Con questo progetto debutterà un regista lanciatissimo sulla scena milanese, il giovane Filippo Renda».
Ma che mondo sarà raccontato nella nuova pièce? «Un Facebook all’ennesima potenza, dove il punteggio dei “Like” ottenuti non si ferma allo schermo ma invade la vita vera, e dove tutti sono, ahimé, felicemente schiavi di un meccanismo perverso».

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