Cronaca

«Autosilo Valmulini, situazione assurda. E la cittadella sanitaria è nell’oblio»

altIl diabetologo Carrano: «Le istituzioni hanno il dovere di intervenire»

 

Il dibattito sull’opportunità di mantenere in funzione l’autosilo Valmulini, nonostante il pesante passivo di bilancio, riporta l’attenzione sulla cittadella sanitaria che dovrebbe sorgere in via Napoleona, nell’area dell’ex ospedale Sant’Anna. Il progetto, approvato da anni sulla carta, in realtà è bloccato da tempo senza che ci siano ipotesi realistiche sui tempi effettivi di realizzazione.
«L’autosilo è un servizio indispensabile alla realizzazione della cittadella sanitaria che comunque esiste, almeno sulla carta», sottolinea Giuseppe Carrano, diabetologo, delegato per l’ospedale Sant’Anna della Cgil-Fp Medici. «È incontrovertibile che la situazione sia ai limiti della sostenibilità

finanziaria per il bilancio comunale – sottolinea il medico – È altrettanto vero che la posizione di tutta l’area dell’ex ospedale può determinare un’importante opportunità di rilancio del quartiere di Camerlata, con la riqualificazione della piazza e dell’area commerciale limitrofa ancora chiusa».
L’autosilo Valmulini ha un totale di circa 650 posti auto, articolati su 6 piani. In questo momento, gli abbonati sono solo 35 e, ogni anno, il parcheggio accumula un passivo di circa 250mila euro. Nei giorni scorsi, alla luce proprio del pesante buco di bilancio, i consiglieri comunali di minoranza Alessandro Rapinese, Adesso Como, e Mario Molteni, Per Como, hanno avanzato una richiesta di chiusura della struttura per la sosta.
Una proposta già bocciata da Mariano Montini, presidente di Como Servizi Urbani, la società che gestisce l’autosilo. Per il numero uno di Csu, anche se il parcheggio fosse chiuso si dovrebbero investire ogni anno 30-40mila euro per la manutenzione, senza trascurare il rischio che la struttura diventi un rifugio per disperati.
Il medico sindacalista del Sant’Anna interviene nel dibattito per chiedere di mantenere attivo l’autosilo, ma soprattutto di renderlo utile procedendo con il progetto della cittadella sanitaria.
«È vero che c’è un accordo per il completamento del monoblocco, struttura nella quale ci saranno funzioni socio-sanitarie dell’azienda ospedaliera Sant’Anna e dell’Asl – dice Giuseppe Carrano – L’accordo però è caduto nel dimenticatoio».
«Esiste un accordo di programma che interessa tutta l’area di via Napoleona – continua il medico del Sant’Anna – È stato firmato prima del trasloco dell’ospedale nel nuovo presidio di San Fermo della Battaglia da enti ben precisi, i Comuni di Como e San Fermo, l’azienda ospedaliera, l’Asl, la Provincia e la Regione. Perché, in Italia, i progetti sono così difficili da attuare malgrado la pubblica utilità?». Carrano attacca gli enti coinvolti: «Di fronte alla perdita di 250mila euro all’anno, i nostri amministratori hanno il dovere di mettersi intorno a un tavolo e decidere – dice il medico – Invece, tolti il Comune e l’azienda ospedaliera, agli altri attori non interessa nulla perché non sono toccati direttamente. La Provincia non esiste più, la Regione è occupata ormai da un mese a dividere i posti di potere, l’Asl, se disponibile, batta un colpo. Se prendesse finalmente corpo un progetto di riorganizzazione dei servizi sanitari e sociali, se solo ci fosse lungimiranza nel dare sede al terzo settore, se solo partissero questi servizi, almeno avrebbe un senso l’esistenza dell’autosilo».
Almeno per il momento, l’Asl preferisce non rilasciare dichiarazioni. L’ultima occasione nella quale è stato fatto il punto è stato un convegno organizzato nel novembre scorso dalla Cgil. Attualmente, mentre l’azienda ospedaliera ha collocato tutti i servizi che devono rimanere in via Napoleona, nulla è stato fatto sul fronte dell’Asl e tutto tace anche per quanto riguarda la vendita dell’area destinata ai privati.

Anna Campaniello

26 marzo 2013

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