Lavarelli e salmerini dominano il nostro lago

altIl pescato nel 2013
Favorite le specie di profondità. Sempre meno esemplari di cavedani e di anguille

Abbondano i coregoni, tiene il persico che aumenta rispetto al 2012, cresce ancora il salmerino, dimezzati invece i cavedani.
La popolazione ittica del Lago di Como emerge dai dati statistici sull’andamento del pescato professionale riferiti allo scorso anno. Sono numeri che permettono di fornire indicazioni anche sullo stato di salute delle acque del Lario.
Il quantitativo assoluto nel 2013 supera le 200 tonnellate (attestandosi a poco più di 209), con un dato nella media del decennio. Il pescato, quindi, rimane stabile.
Il 90% è costituito da

coregone (meglio noto come lavarello, ne sono stati pescati 131 tonnellate), seguono agone (tornato ad aumentare dopo 5 anni di leggero declino) e persico che, con 254 quintali, sfiora il record storico del 2009. Tutti e tre – peraltro – sono pesci molto apprezzati nelle cucine dei ristoranti del territorio.
Guardando poi alle singole specie, in un anno risultano ancora in salita il numero di salmerini finiti nelle reti, e ciò significa anche un aumento della popolazione.
Trend in netta discesa per le catture di cavedano, praticamente dimezzate. Male l’anguilla (solo 15 kg nelle reti), sintomo che sono sempre meno gli esemplari nel lago, problema non solo comasco. Pari a zero le alborelle, perché la specie è protettae con il divieto assoluto di pesca.
Il trend in aumento del salmerino e in diminuzione del cavedano – commenta Carlo Romanò, responsabile del Servizio Pesca della Provincia di Como – è un’ulteriore conferma di un processo in atto da diversi anni e che vede favorite le specie «di profondità” a scapito di quelle che vivono in prossimità delle rive».
I pescatori di professione attivi sulle acque del Lario e nel Lago di Mezzola sono in tutto 72.
«La sostanziale stabilità del pescato negli anni è un dato positivo che dimostra che il lago è in buona salute – conclude Romanò – e che il prelievo operato dai pescatori non minaccia la conservazione delle risorse ittiche».
Come detto, la cattura di alborelle è pari a zero perché la specie è protetta e con il divieto assoluto di pesca mentre non fa purtroppo notizia la scomparsa quasi totale dell’anguilla, specie che per la verità ha sempre avuto un ruolo marginale nella pesca professionale lariana.
In estrema sintesi le due conclusioni principali che si possono trarre dall’esame dei dati del pescato sono le seguenti. La sostanziale stabilità delle catture complessive dimostra che il lago è in buona salute e che il prelievo operato dai pescatori non minaccia la conservazione delle risorse ittiche.
Inoltre il trend in aumento del salmerino e in diminuzione del cavedano è un’ulteriore conferma di un processo in atto da diversi anni e che vede favorite le specie che vivono in acque lacustri profonde a scapito di quelle che vivono in prossimità delle rive.

Nella foto:
Un pescatore cala le sue reti in prossimità del promontorio di Bellagio (foto Sergio Baricci)

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