«Avevamo chiesto a monsignor Coletti di rendere pubblico l’atto del pontefice»

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Il caso di Marco Mangiacasale
Parla il padre di una delle ragazzine molestate dall’ex sacerdote

La prima risposta dal Vaticano l’hanno ricevuta a fine agosto. Un cardinale spiegava di aver informato gli organi competenti, che avevano preso in carica la vicenda, e non mancava di sottolineare il suo dispiacere e la sua vicinanza.
La lettera da Roma era la replica a una richiesta di aiuto partita poche settimane prima da Como, dai genitori di una delle vittime di don Marco Mangiacasale.
«Non ci siamo mai sentiti abbastanza tutelati dal nostro vescovo – raccontano oggi – Avevamo

chiesto risposte che non abbiamo mai ottenuto e soprattutto una vicinanza che non abbiamo sentito. Abbiamo deciso di rivolgerci al Vaticano. Abbiamo inviato 8 raccomandate e la risposta è arrivata».
La certezza che qualcosa si fosse mosso, i genitori della ragazzina, che già nel 2008 era stata molestata da don Marco, l’hanno avuta il 28 gennaio scorso. «Siamo stati chiamati dalla curia di Como e convocati per un incontro con il vescovo per il 30 gennaio – ricordano i genitori, dei quali non indichiamo i nomi per tutelare la figlia – Ci hanno chiesto di informare le altre famiglie e l’attuale parroco di San Giuliano, don Roberto Pandolfi».
Alle 21 del 30 gennaio scorso, davanti al vescovo erano seduti i genitori delle vittime di don Marco, il parroco don Roberto e tre delle ragazzine che hanno subìto violenze sessuali.
«Nostra figlia, come altre due ragazzine, ha voluto esserci – raccontano i genitori – Ci è stato letto il documento inviato dal Vaticano, firmato dal Papa e già sottoscritto da Mangiacasale. Si tratta di una decisione definitiva, contro la quale don Marco non può fare nulla».
La lettura dell’atto ufficiale è durata una manciata di secondi.
La discussione successiva quasi due ore.
«Abbiamo ribadito al vescovo le nostre rimostranze – ricorda l’uomo – Gli abbiamo detto che non ci siamo sentiti tutelati e, anzi, che quasi ci siamo sentiti ridicolizzati e abbiamo visto sminuito il nostro dolore. Abbiamo poi chiesto espressamente a monsignor Coletti che, per il bene delle famiglie coinvolte ma anche della comunità e della Chiesa in generale, rendesse pubblica la decisione del Papa in occasione della visita pastorale che era programmata per metà febbraio».
La visita è stata annullata dal vescovo per motivi di salute. I genitori delle vittime, però, hanno pochi dubbi. «Non possiamo affermare con certezza che il vescovo non avrebbe parlato – dice il padre della ragazzina – Indubbiamente abbiamo avuto la netta impressione che non fosse sua intenzione farlo. Già un anno fa, in occasione di una precedente visita a San Giuliano, lo avevamo pregato di prendere una posizione netta sul caso e di farci sentire pubblicamente la sua vicinanza. Invece non aveva detto una parola».
La famiglia della ragazzina vive dal 2008 in un incubo dal quale non è facile uscire. «Abbiamo ricominciato a vivere solo il 30 gennaio scorso – dice il padre – La presa di posizione del Papa ci ha rincuorati. Eravamo scoraggiati e sfiduciati. Confidavo in un intervento di Papa Francesco e in questo senso siamo stati confortati. E abbiamo chiesto al vescovo di rendere pubblica la notizia per il bene delle famiglie coinvolte e di tutta la Chiesa. Nei nostri confronti si sarebbe trattato di una sorta di riconoscimento del nostro dolore e del dramma che abbiamo vissuto. Questo vale soprattutto per mia figlia, che in alcuni momenti è arrivata addirittura a sentirsi in colpa, come se avesse qualche responsabilità per quanto accaduto».
Secondo il papà della ragazzina, «l’annuncio sarebbe stato importante per tutti i fedeli. Sarebbe stato un modo per ribadire e dimostrare che esiste una Chiesa pulita, fatta di sacerdoti e laici “normali”, “sani”, di persone oneste e pulite».
L’ultimo pensiero è sulla concessione degli arresti domiciliari a Marco Mangiacasale. «Ci siamo spaventati appena lo abbiamo saputo – conclude l’uomo – Ma speriamo che la decisione del Papa rappresenti la parola fine».

Anna Campaniello

Nella foto:
Sopra, il pontefice. A destra, il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti. L’11 dicembre scorso Papa Francesco ha deciso di togliere l’abito talare a don Marco Mangiacasale. Si tratta del primo provvedimento di questo genere da quando Francesco si è seduto sulla cattedra di San Pietro

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