Lavoro contro ambiente. Presidio alla Holcim

Il caso di Merone
Ambientalisti contro sindacalisti, salvaguardia della natura contro tutela dei posti di lavoro. Al centro dell’insolita contesa è la Holcim di Merone, dove domani sera, alle 20, è in programma un presidio di protesta dei dipendenti della stessa azienda e di tutte le società dell’indotto. Oggetto del contendere, un progetto per nuovi lavori di escavazione nel Lecchese, sul monte Cornizzolo. L’ipotesi di scavo, presentata dalla Holcim alla Provincia di Lecco, è stata duramente contestata

dalle amministrazioni locali e soprattutto dalle associazioni ambientaliste.
Per i rappresentanti sindacali, però, la difesa dell’ambiente rischia di costare cara ai lavoratori. «Alla Holcim lavorano 277 persone, altre 200 nelle ditte esterne – dice Francesco De Luca, segretario generale Fillea Cgil di Como – Se il piano di scavi sul Cornizzolo non dovesse essere accolto, ci sarebbe un forte ridimensionamento degli addetti. L’ambiente è importantissimo – prosegue il sindacalista – Pensiamo però che tutela dei lavoratori e salvaguardia del territorio debbano trovare il giusto equilibrio e questo vogliamo chiedere con il presidio di protesta».
Il «giusto equilibrio», secondo Elisabetta Patelli, responsabile regionale dei Verdi, può passare soltanto da una nuova regolamentazione del settore. «I margini di guadagno per i cavatori sono elevatissimi – dice l’ambientalista – La Regione dovrebbe intervenire normando in modo più rigido il settore in modo da distribuire i guadagni anche sulla popolazione e sugli enti locali. Con gli scavi le aziende erodono territorio e patrimonio pubblico, spesso in zone di pregio. Il danno per la comunità è molto rilevante».

Anna Campaniello

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