Lavoro, la Svizzera multa le aziende per un milione

Imprenditori lariani e varesini nel mirino
A tanto ammontano le ammende pagate nel 2011 da piccole imprese e artigiani al Ticino
Un milione di euro. A tanto ammontano le multe che le piccole imprese e gli artigiani di Como e Varese hanno pagato l’anno scorso al Cantone Ticino per infrazioni alle norme che regolano il lavoro degli stranieri nella Confederazione.
Come si è arrivati ad un tale esborso in multe? L’anno scorso sono state quasi 4.000 le imprese insubriche – artigiane o individuali – che hanno ottenuto commissioni in Ticino. I controlli effettuati da parte delle autorità cantonali sono stati 1.500-1.600, mentre le sanzioni comminate sono state 600 circa. Una percentuale elevata, soprattutto se consideriamo che ogni verbale può fare riferimento a più infrazioni. Secondo fonti non ufficiali elvetiche, ognuno di questi verbali ammonta mediamente a 2.000 franchi. Il conto è presto fatto: si arriva a 1,2 milioni di franchi, pari a circa 1 milione di euro.
Alcune delle tipologie di infrazioni rilevate dai poliziotti e dagli ispettori ticinesi sono gravi: lavoratori dipendenti – soggetti a un determinato regime fiscale e legislativo – spacciati per autonomi con partita Iva, che rientrano in un’altra fattispecie e, soprattutto alleggeriscono i costi di un’impresa. Furbate che fanno letteralmente infuriare Bellinzona. Si arriva, però, fino a casi di lavoratori pagati in nero. Più spesso, peraltro, si tratta di infrazioni puramente formali – come mancanze nella comunicazione della presenza nel cantone, segno di eccessiva superficialità nell’operare al di là del confine. Una superficialità facilmente superabile se solo imprese, artigiani e professionisti si rivolgessero con maggiore assiduità alle rispettive associazioni di categoria, che dispongono di uffici dedicati alla consulenza sui rapporti di lavoro transfrontalieri.
Complessivamente, siamo di fronte a una situazione già allarmante di per sé, ma lo scenario per il 2012 è ancora più grigio: le previsioni sono per un aspro irrigidimento da parte delle autorità di Bellinzona, con un aumento dei controlli e delle verifiche sulle attività di imprese e lavoratori transfrontalieri e un innalzamento delle sanzioni. Come se questo non fosse già sufficiente, il Cantone sta anche studiando l’allargamento a tutti i settori di attività di misure restrittive fino ad oggi applicate solo in alcune attività specifiche, quali il versamento di cauzioni o la necessità di ottenere certificazioni professionali specifiche per la Svizzera.
Da parte italiana si sono già alzati i primi segnali di allarme e sono iniziate, sia pure ancora sotto traccia, le manovre per correre ai ripari e cercare di limitare nuove perdite finanziarie di questo livello decisamente insopportabili in tempi di crisi come quella che stiamo attraversando in tutta Europa.
La Camera di Commercio di Como e le diverse associazioni di categoria stanno studiando azioni da intraprendere per correggere la situazione e riportarla a livelli sopportabili, anche in considerazione del fatto che «è di vitale importanza, in una fase critica dell’economia come l’attuale, prestare la necessaria attenzione per evitare che si inneschino processi di indebolimento del ricco e prezioso partenariato tra Cantone Ticino e Como», come si legge nella bozza di un documento attualmente in elaborazione.
Come risolvere la questione? «È molto importante – è l’appello che il documento lancia alla politica nazionale – cogliere l’occasione del prossimo incontro bilaterale italo-svizzero a Berna del mese di marzo per impostare un confronto che non si limiti ad elencare una serie di problemi che poi rischiano di restare senza risposte adeguate».

Franco Cavalleri

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