«Basta risse»: la Questura chiude il “Made Club”

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Decisione a sorpresa
Ieri il provvedimento è stato notificato alla proprietà del locale notturno comasco

«Mesi fa avevamo già inviato una diffida. Poi, dopo quello che è accaduto nuovamente il 19 gennaio, siamo stati costretti a intervenire». La Questura ha notificato un decreto di chiusura per il Made Club di Como, la discoteca di via Sant’Abbondio. Decisione motivata con le troppe situazioni di «pericolo per l’ordine e la sicurezza» tali da giustificare le saracinesche abbassate per 30 giorni. «Tengo a precisare che non possiamo dire nulla su come viene gestita l’attività – sottolinea il

questore, Michelangelo Barbato – il problema è creato dalla tipologia di persone che frequentano il locale. Con questo intervento speriamo di riuscire a stemperare gli animi».
Game over dunque (per 30 giorni) a uno dei punti di riferimento della vita notturna comasca. Il decreto è stato notificato ieri dalla divisione di polizia amministrativa e sociale di viale Roosevelt. La decisione, si legge nella nota ufficiale, «scaturisce da una serie di eventi anche gravi provocati da parte degli avventori del locale pubblico, che hanno determinato il protrarsi di situazioni costituenti un reale pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, diventando motivo di seria preoccupazione». Ed è sempre la Questura a ricordare l’ultimo di questa serie di episodi, che risale al 19 gennaio, quando erano stati chiamati i carabinieri per sedare una rissa in una notte che doveva essere solo di festa per la presenza del noto rapper milanese Gué Pequeno. Nel parapiglia, un giovane extracomunitario aveva aggredito due ragazzi minorenni, che erano stati portati in ospedale e avevano rimediato una prognosi di 30 e 14 giorni rispettivamente per un naso fratturato e un trauma facciale. È stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
«La proprietà era stata diffidata già mesi prima – ribadisce il questore, Michelangelo Barbato – eppure questi episodi si ripetevano da tempo. Alla luce dell’ultima rissa, non potevo fare altro che intervenire, quantomeno per stemperare gli animi. Nulla da appuntare a chi amministra il locale: il problema non viene creato da chi gestisce la discoteca, ma purtroppo da chi la frequenta».
Ma anche gli amministratori della Made Srl hanno fatto conoscere ieri la loro posizione esprimendo «profondo rammarico» per l’accaduto. «Questa società accetta con rispetto le decisioni assunte dalle autorità competenti – dicono – Non possiamo negare però la forte preoccupazione per la nostra attività di imprenditori, davanti alla prospettiva di fermare per ben quattro settimane un’attività che offre lavoro a oltre 50 persone fra gestori, addetti e personale artistico. Senza considerare l’indotto che ruota attorno al Made Club per manodopera e forniture. Tutto questo per un naso rotto, episodio disdicevole e che siamo i primi a condannare, verificatosi nonostante questa società abbia disposto tutte le misure di prevenzione richieste dalle leggi». Tanto che sono gli stessi amministratori a definirsi «parte lesa».
«In tempi di crisi e in una città dalla vocazione turistica quale è Como, i nostri sforzi si concentreranno sulle modalità per evitare che situazioni simili possano ripetersi, mettendoci anzitutto a disposizione delle forze dell’ordine. Per amore del nostro lavoro e desiderosi di dare un contributo alla società di cui ci sentiamo orgogliosamente parte».

Mauro Peverelli

Nella foto:
L’ingresso chiuso della discoteca Made Club in via Sant’Abbondio

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