«Boston-Como, sottovalutate le potenzialità»

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(l.m.) La mostra “Boston-Como” che propone un gemellaggio tra gli Usa e il Lario all’insegna dell’arte contemporanea è un esempio di apertura internazionale da parte di una città dalla vocazione cosmopolita. «Como veste bene una mostra come questa, è un abito che dona a una città internazionale», dice la curatrice, Carolina Lio. «Peccato che a Como non ci sia ancora l’abitudine a lavorare a livello internazionale, nonostante la presenza costante di iniziative aperte al mondo come i workshop estivi d’arte della Fondazione Ratti, che però è un soggetto privato. Mi aspetterei più dinamismo da parte degli enti pubblici, a tale proposito. E invece questa mostra è stata piuttosto sottovalutata nelle sue potenzialità. Ma è un peccato se pensiamo che l’anno prossimo sarà replicata a Boston, con la

partecipazione di artisti comaschi».
Ma dove va oggi l’arte contemporanea? «Di nuovo in direzione del pubblico, sta avendo una riscoperta di massa dopo essere stata per molti anni settorializzata e chiusa nelle consorterie di critici, artisti e collezionisti. Como può giocare una carta vincente in tale ambito, perché pur soffrendo la concorrenza diretta di Milano, grande calamita culturale, potrebbe esprimere una identità specifica e peculiare a livello internazionale, dove è molto conosciuta nel mondo dell’arte».
La mostra ospita oggi un nuovo appuntamento culturale, alle 21.30 nell’ex chiesa di San Pietro in Atrio. Interverranno l’artista Franco Anzelmo, giunto con le sue opere direttamente da Hong Kong, e la stessa curatrice Carolina Lio. Seguirà l’ultima visita guidata delle tre sedi espositive pubbliche di “Boston-Como”.

Nella foto:
Carolina Lio

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