«Buongiorno, vorrei aprire un conto in Svizzera»

di GIORGIO CIVATI

Il reportage – I rapporti con le banche elvetiche a dispetto dello scudo fiscale del governo

Viaggio di un cronista del “Corriere di Como” in quattro istituti di credito luganesi
«Italiano? Allora attenda un momento, le cerco il funzionario apposito».
Il viaggio alla scoperta del rapporto tra le banche elvetiche e i correntisti italiani con un deposito oltrefrontiera non manca di riservare sorprese fin dall’approccio. Gli istituti di credito svizzeri riservano alla clientela italiana personale dedicato: segno evidente di una presenza costante. E questo a dispetto dello scudo fiscale, e cioè l’azione di rientro dei capitali – a pagamento, anche con un modesto aggravio
percentuale – messa in atto dal governo italiano pochi mesi fa.
Le sorprese, dicevamo, non sono mancate nella verifica “sul campo” della situazione. Lugano la meta: troppo vicina al confine Chiasso, tutto sommato ancora un “paesino” Mendrisio, ed eccoci nella “piazza” turistica ma anche economica per eccellenza del Canton Ticino, a due passi da Como. Nella città ticinese abbiamo rivestito il ruolo di potenziali clienti interessati ad aprire un conto corrente, chiedendo informazioni ad alcune banche scelte a caso. E fin dal primo approccio la differenza rispetto all’Italia si vede.
Se, infatti, da noi può capitare spesso di chiacchierare di investimenti, condizioni e soldi direttamente allo sportello, magari a portata di orecchio del vicino indiscreto e curioso, le banche svizzere accolgono in salottini riservati, nella massima tranquillità e riservatezza. Discrezione è l’imperativo, ancora prima di sapere se l’interlocutore è milionario, semplicemente benestante o quasi spiantato. Una discrezione che è evidentemente segno distintivo di tutto il sistema creditizio elvetico, visto che tutte le banche interpellate – Unione di banche svizzere, Credit Suisse, Banca della Svizzera italiana e Banca del Sempione – si sono comportate nella stessa maniera.
Una volta entrati nei “tempi del denaro”, ecco subito un’altra sorpresa. I bancari con i quali abbiamo avuto a che fare sono apparsi infatti estremamente prudenti, non disposti all’affare a qualunque costo. Disponibili e gentili, ma anche cauti. La premessa era infatti quella di un deposito al di fuori delle regole: aprire un conto “nascosto”, e cioè non segnalato. E a questo riguardo la Banca della Svizzera italiana ha opposto un cortese ma deciso no. «Niente versamenti in contante – ha rimarcato il funzionario – sarebbero irregolari, e comunque non potremmo verificare la provenienza di quei soldi, quindi preferiamo non aprire un conto corrente su queste basi».
Simile il consiglio anche alla Banca del Sempione: «Meglio segnalare l’apertura di un conto svizzero – ha puntualizzato il bancario – e quindi far uscire ufficialmente i soldi dall’Italia. È meglio anche per eventuali rientri futuri». Stesse preoccupazioni al Credit Suisse e alla Ubs, che hanno proposto una fiduciaria per “schermare” la proprietà ma senza infrangere le regole italiane sull’esportazione di capitali.
«Il problema – ha sottolineato l’addetta dell’Unione di banche svizzere – è che un conto particolarmente movimentato potrebbe far pensare a movimenti illeciti, e dunque a provenienze e utilizzi non legali di quelle somme». Insomma, nemmeno alle banche svizzere piace poi molto il cliente che arriva con i soldi in contanti, frutto di chissà quali attività.
Andando oltre nelle discussioni, da parte di tutte e quattro le banche interpellate è giunta la proposta – abbastanza ovvia, per la verità – di non far spedire corrispondenza a casa, ma di utilizzare depositi in filiale della corrispondenza. Conti anonimi e cifrati sono poi un ulteriore passo in avanti lungo la strada della riservatezza, così come cassette di sicurezza per depositare conti, contratti o altri documenti. Ma tutto sempre entro i confini della legalità. Anzi, l’invito al rispetto delle norme è deciso. Che poi, magari a lungo termine, i rapporti gli istituti ticinesi e i clienti italiani possano garantire qualche “confidenza” in più, è possibile.
Ma ai primi contatti con coloro che spesso vengono chiamati “gli gnomi della finanza” la sensazione è che molti racconti mitologici sui soldi facili portati oltreconfine siano come minimo esagerati.

Nella foto:
Lugano, “tempio” della finanza oltreconfine, è stata la meta di un nostro collega che ha finto di voler aprire un conto corrente (Foto Mv)

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