«Caduti, meglio le telecamere della cancellata antiwriter»

Tesori da salvare
Vittorio Gregotti: «Se è un’attrazione turistica, ha anche un costo»

«Al Monumento ai Caduti di Como non serve una cancellata antiwriter. Non si può cambiare il rapporto che la città ha nella storia con i suoi monumenti. Sarebbe tradire il loro significato. Piuttosto, attrezzatevi con un sistema di telecamere antivandali».
È netto il giudizio di Vittorio Gregotti – architetto che ha appena ricevuto la “Medaglia d’oro alla carriera” dalla Triennale di Milano con Gae Aulenti e Maria Giuseppina Grasso Cannizzo – sulle modalità di difesa dal degrado
per salvaguardare l’opera dell’architetto razionalista Giuseppe Terragni, spesso presa di mira da ignoti dalla bomboletta facile.
«Il problema va affrontato seriamente – dice Vittorio Gregotti – ma c’è una sola strada, va inserito nel contesto urbano. È la dimensione più urgente nell’agenda dei progettisti oggigiorno».
«Mettere cancelli attorno al Monumento ai Caduti – precisa Gregotti – falsificherebbe i termini della situazione. Meglio una qualche forma di sorveglianza e di vigilanza».
Inoltre l’architetto milanese, nato a Novara nel 1927, è convinto che l’eredità che Como ha ricevuto dalla stagione razionalista – di cui a pieno titolo è considerato un erede per il suo ferreo rigore progettuale – è da sola un buon motivo perché la città si accorga dei tesori di cui è ricca.
«Se il Comune vuole utilizzare come attrazione di turismo culturale un patrimonio come il Monumento ai Caduti – dice riferendosi alle visite guidate che ciclicamente interessano il patrimonio razionalista – non deve esimersi dal porre mano al portafogli. Cioè deve curarsene. Quello che può essere un vantaggio in termini di prestigio per la vostra comunità, ha indubbiamente anche evidentemente un costo».
Gregotti parlerà di questi temi e della necessità di “ridefinire” il disegno dello spazio pubblico, ospite della mostra d’arte tessile “Miniartextil” il 26 ottobre alle 18.30 a Villa Olmo, in una conversazione con il presidente dell’Ordine degli Architetti Angelo Monti. E non fa mistero di amare, di Como, anche altri esponenti del Razionalismo. «Penso a Cesare Cattaneo – il padre con Mario Radice della fontana di Camerlata, ndr – Scriverò sul “Corriere della Sera” un articolo sulla mostra a lui dedicata all’Accademia di San Luca a Roma. Fu un altro miracolo lariano, seppe fare cose eccellenti in appena 8 anni di lavoro, e lasciò il segno. Como è una città di confine, come Trieste, e ha saputo costruirsi una dimensione internazionale proprio grazie all’architettura, dai Magistri Cumacini in su. Dovete tenerlo presente, quando affrontate la realtà complessa dei sistemi urbani oggi. A Como hanno ancora una forte riconoscibilità il tracciato urbano di epoca romana e il sistema di fortificazioni, ma altrettanto importante oltre a questi valori da proteggere è il disegno urbano complessivo, lo spazio tra gli edifici che è da tutelare al pari degli edifici stessi. Abbiamo esagerato con l’individualismo delle costruzioni fini a se stesse e che non dialogano col territorio».
Sarà anche perché in Italia ci sono troppi architetti? «Sì, il triplo che in Francia. E troppe facoltà di Architettura. C’è assoluto bisogno di un po’ di misura».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Graffiti apparsi di recente sulla pietra del Monumento ai Caduti di Giuseppe Terragni ai giardini a lago di Como

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