«Capisco lo sfogo di Giorgio Squinzi, ma qui da noi non sono rose e fiori»

alt Parla il direttore della Confindustria ticinese
«Quelle parole, pronunciate dal presidente degli industriali, fanno un certo effetto. Nonostante tutto, l’Italia è la seconda potenza industriale europea». Stefano Modenini, direttore dell’Associazione Industriali Ticinesi (Aiti), commenta non senza stupore le affermazioni del numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi, sull’ipotesi di portare il quartier generale della Mapei in Svizzera.
«Squinzi non è l’unico imprenditore italiano che ipotizza il trasferimento da noi della sua azienda – dice il direttore di Aiti – è anche vero, però, che alla fine poche imprese concretizzano lo spostamento.

Le superfici produttive in Ticino sono infatti molto limitate. Certamente, l’imprenditore italiano è esasperato da burocrazia e fisco, ma qui da noi non sono comunque rose e fiori».
Oltre frontiera, spiega Modenini, vanno soprattutto società di servizi e di consulenza. Piccole strutture, che non hanno bisogno di spazi.
Resta il fatto che la Svizzera è terreno fertile, almeno in questo momento, per le imprese italiane. Anche se il referendum del 9 febbraio non aiuta a ricomporre un clima che si è fatto molto difficile.
«All’orizzonte – dice ancora il direttore di Aiti – abbiamo un’altra incognita, probabilmente ben più pesante di quella sulla riforma degli accordi bilaterali con i Paesi dell’Ue. Sto parlando del voto sul salario minimo a 4mila franchi. Se la proposta fosse accolta dall’elettorato svizzero, sarebbe un messaggio assolutamente devastante».

Nella foto:
Stefano Modenini, direttore dell’Assoindustria ticinese

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.