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«Che c’è nel futuro? Me lo dice il Dna»

altScienza. Ospite a Como il professore che si è fatto sequenziare il patrimonio genetico «Quando sarà più economica, l’indagine sarà una routine. E rivoluzionerà la medicina»
Conoscere le predisposizioni può aiutare la prevenzione
e certezze, per cominciare: «Il Dna ci offre informazioni straordinarie di assoluta precisione, sulle quali non c’è alcun dubbio».
Chiarito questo, gli interrogativi: «Nel Dna ci sono le informazioni che rendono conto del 20% circa di ciò che ci succede. Per il resto, contano soprattutto la storia familiare, le abitudini e gli stili di vita».
E una conclusione: «Forse non siamo ancora preparati a sapere tutto quello che c’è da sapere sul nostro Dna. E forse non è neppure così importante».

Giuseppe Remuzzi, medico specializzato in ematologia e nefrologia, collaboratore dell’Istituto Mario Negri di Bergamo e dal 2013 presidente della Società Internazionale di Nefrologia, nell’aprile scorso ha avviato il percorso per avere la mappatura del suo Dna, facendosi sequenziare l’intero genoma. Giovedì scorso, nella sede di Unindustria Como, ha raccontato la sua esperienza e spiegato quali saranno gli sviluppi degli studi sul “codice della vita”, la cui struttura è stata decodificata nel 1953.
«Oggi in Italia è ancora molto difficile farsi analizzare il Dna – ha spiegato Remuzzi – Innanzitutto ci deve essere un medico che certifica la ragione per la quale è necessaria questa indagine. Anche con una prescrizione poi, la procedura è ancora lunga e molto costosa. Quando però l’indagine sarà più semplice ed economica, possiamo immaginare che sarà effettuata di routine e modificherà completamente il modo di fare medicina. Le maggiori possibilità di prevenire l’insorgere di patologie ridurrà anche i costi per il servizio sanitario nazionale».
L’analisi del Dna però non risponde a tutte le domande. «Dalla mappatura genetica possiamo avere una quantità straordinaria di informazioni – ha spiegato il medico – Fatta eccezione per le malattie rare però, per le quali è determinante conoscere i geni, in tutti gli altri casi nel Dna troviamo le informazioni che rendono conto del 20% di ciò che ci succederà. Lo sviluppo di queste indagini sta insegnando dunque anche a rivalutare la storia familiare, qualcosa che molti medici stavano trascurando».
Conoscere quali malattie il paziente è predisposto a sviluppare permette di migliorare gli interventi sulla prevenzione. «Possiamo andare ad incidere sulle abitudini di vita, ma anche stabilire quali controlli periodici è bene effettuare, in modo da diagnosticare precocemente l’insorgere di una patologia e avviare il trattamento in fase precoce», ha confermato Giuseppe Remuzzi.
Nell’attesa degli sviluppi futuristici, di Dna oggi si parla soprattutto in vicende di cronaca. «Le applicazioni sono enormi – ha sottolineato il medico – Se ne parla ad esempio per accertare la paternità, oppure in molti casi di cronaca. Su questo fronte è bene non fare confusione: i risultati del Dna sono di assoluta precisione. Fare le successive valutazioni non compete alla scienza, ma sull’analisi del Dna non c’è alcun dubbio».
Inevitabile poi un riferimento ai possibili risvolti etici. «Se parliamo di anima, indubbiamente non è nel Dna – ha detto con una battuta Giuseppe Remuzzi – La religione e la scienza viaggiano su due binari paralleli ed è un errore volerli far confluire, è impossibile. Se parliamo di libertà, è giusto dire che, in ciascuna persona, c’è una base genetica, una predisposizione molto forte che va ad incidere su molteplici aspetti della vista di ciascuno. Siamo determinati geneticamente per molti aspetti e non siamo proprio così liberi come pensiamo di essere».

26 Ott 2014

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