«Chi arriva qui ha iniziato da giovane»

altNella Comunità Arca

Si può intervenire direttamente su chi organizza i viaggi dello sballo per Capodanno? La questione è aperta dopo la pubblicazione sul “Corriere di Como” della notizia relativa ai viaggi nei “Cannabis social club” di Barcellona. Tra l’indignazione e la consapevolezza che il fenomeno da reprimere è prima di tutto quello dello spaccio “sotto casa”, ecco la voce di chi si trova alla fine della filiera della droga e cerca di recuperare i tossicodipendenti. Don Aldo Fortunato, sull’Arca, in

quarant’anni di instancabile lavoro ha fatto salire 2mila persone con gravi problemi di droga.
«Io non lavoro con i minorenni – dice don Aldo – ma tutte le persone che sono passate dall’Arca hanno iniziato con hashish e marijuana quando erano adolescenti. Fortunatamente non tutti i ragazzi che fumano spinelli diventano tossicodipendenti, ma io vivo sempre con grande preoccupazione le liberalizzazioni».
Per lo spinello legalizzato prima si dovevano raggiungere i coffee shop di Amsterdam, poi per un po’ è bastato arrivare a Chiasso, ora c’è la Spagna. «Gli anni dei canapai ticinesi sono stati devastanti – dice il fondatore dell’Arca – Gli svizzeri fanno le cose per bene e così avevano realizzato una droga leggera con effetti più devastanti della cocaina. Mi vennero a cercare dal Ticino perché le scuole del Luganese e del Mendrisiotto erano piene di zombie. Non dobbiamo mai smettere di combattere contro la droga».

Paolo Annoni

Nella foto:
Don Aldo Fortunato

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