«Ci chiedono Villa Olmo per le fiere? Preferiamo le mostre»

alt I conti della rassegna
Luigi Cavadini: rinunciamo a eventi remunerativi per investire nella crescita culturale

(l.m.) «Ci chiedono Villa Olmo per realizzarvi molte fiere che potrebbero fruttare al Comune di Como buone entrate. Ma noi preferiamo puntare sulle mostre, per investire nella crescita culturale della città e ospitare eventi come Miniartextil che non portano soldi ma ci arricchiscono con le loro suggestioni».
Ieri nel commentare gli oneri della mostra Miniartextil del 2013 l’assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi, Luigi Cavadini, ha inserito anche questo passaggio che, pur nella nobiltà

d’intenti, forse susciterà qualche dibattito quando si tratterà di discutere in consiglio comunale sulla cultura come “pane” e petrolio dell’Italia e sul binomio “soldi+cultura”, in particolare del buco nel bilancio dell’ultima mostra “La città nuova” (218mila euro).
Il budget di Miniartextil 2013 è di 130mila euro, nella media degli ultimi anni: «Siamo partiti, nel lontano 1991 – ha spiegato Mimmo Totaro di “Arte&Arte” – con un evento da 5 milioni di vecchie lire. Ora viaggiamo in una forbice di 120-160mila euro. Che per la metà sono coperti da sponsor e per il resto da biglietteria (ingresso 7 euro, ndr) e vendita di cataloghi e gadget. Ma la situazione è drammatica. Anzi, tragica. Sembra che gli appelli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del premier Enrico Letta per evitare ulteriori tagli ai fondi per la cultura siano stati una voce nel deserto, totalmente disattesa».
Il Comune di Como quest’anno dà 15mila euro, più la copertura delle spese dell’allestimento e la concessione di Villa Olmo, struttura che per Cavadini «consente di fare una mostra come si deve. Peccato non aver potuto dare ulteriori fondi, non è stato proprio possibile»; 10mila li metterà la Camera di Commercio, 5mila l’amministrazione provinciale. «Però la Regione non ha ancora risposto all’appello. e per arrivare a completare la realizzazione del catalogo abbiamo dovuto aprire una sottoscrizione su Internet. Un peccato perché in 23 anni siamo diventati una struttura che dà lavoro a molte persone», dice Totaro.
«Nessuno di noi ha percepito un euro per questa operazione – ha ribadito ieri in conferenza stampa il curatore della mostra, il critico Luciano Caramel, per illustrare la situazione – L’aspetto economico è certo importante ma non è l’obiettivo primario: non si fa cultura per riempire gli alberghi».
Caramel non ha mancato di spronare il collega e studioso d’arte Cavadini sulla strada di mostre che «valorizzino il passato calandolo nel presente», suggerendo ad esempio, qualora il Comune prosegua a Villa Olmo con mostre che partano dall’architettura del grande futurista Antonio Sant’Elia, di mettere in luce l’aspetto «tragico e mortale» delle città «invivibili» ipotizzate dalle sue utopie urbanistiche.

Nella foto:
L’installazione dell’artista sudafricana Fiona Kirkwood, che utilizza anche capelli umani (fotoservizio Mattia Vacca)

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