«Ci davano per morti. Ma soltanto noi oggi possiamo battere Renzi»

altLe parole del deputato canturino Molteni
(da.c.) «Un voto clamoroso, storico». Nicola Molteni, deputato canturino della Lega Nord, non risparmia gli aggettivi. Il 19,4% ottenuto domenica in Emilia Romagna disegna uno scenario assolutamente nuovo. «Nel 2012 tutti davano la Lega per morta e invece oggi siamo l’unica forza politica che intercetta i reali bisogni e le reali esigenze dei cittadini», dice il parlamentare. Che attribuisce ogni merito di questa inattesa resurrezione a Matteo Salvini.
Il doveroso omaggio al leader del partito non fa velo, in realtà, a un’analisi più articolata. Analisi politica, ovviamente. «La Lega – dice Molteni – è oggi l’unica alternativa a Renzi, sia per ciò che facciamo sul territorio sia per l’attività condotta in Parlamento». Essere alternativi alla sinistra, spiega il deputato di Cantù, «significa opporsi al premier. Cosa che Forza Italia non ha fatto. Anzi, con il patto del Nazareno si è mossa in direzione contraria».

Il centrodestra italiano «attorno a Berlusconi – prosegue Molteni – è finito per sempre. Il leader lo sceglie il popolo con le primarie. E le politiche devono essere ancorate a determinati valori e principi. Non si può discutere con Luxuria sull’estensione del matrimonio ai gay o facilitare la cittadinanza degli immigrati. Per non parlare del canone Rai in bolletta. Non sono scelte possibili per un centrodestra che vuole essere tale».
Molteni non esita a parlare di «tradimento» da parte di Berlusconi e di Forza Italia. «Noi parliamo ai lavoratori, ai pensionati e a tutti coloro i quali non si riconoscono più nei partiti politici, soprattutto in quelli di centrodestra che non hanno idee. I moderati non tollerano l’occupazione delle case pubbliche o i campi rom. Gli imprenditori vogliono la riduzione della pressione fiscale, non parole vuote sulla riforma del lavoro».
La Lega, afferma convinto Molteni, «interpreta e rappresenta queste istanze». Da Nord a Sud del Paese. Perché, come dice Salvini, «fare la Padania con le fabbriche chiuse non ha significato».
Archiviati i tempi della secessione, la nuova Lega si rivolge all’intero universo del centrodestra, cercando di prenderne in mano il timone. «Bisogna prendere atto delle questioni che interessano il Paese nella sua globalità. Penso alla riforma Fornero, che ha prodotto guasti da Catania a Bolzano. O all’euro, che ha impoverito tutti. O all’Europa delle banche. Su questo e altro, La Lega è la sola a saper leggere le attese dei cittadini».

Nella foto:
Il leader della Lega, Matteo Salvini (Fkd)

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