«Ciascuno sia una sentinella di legalità». Così venti sindaci dicono no alle mafie

06p02f226guarda il videoLotta alla ’ndrangheta
È nato a Cermenate nel centro studi Ambrosoli il “Comitato 5 dicembre”
Il vaso è stato scoperchiato. La realtà che in tanti conoscevano e altri intuivano non è più un segreto per nessuno. La criminalità organizzata, come hanno testimoniato le ultime inchieste contro la ’ndrangheta tra Como e Lecco, è radicata sempre più in profondità. Nessuno può sentirsi escluso. E così ieri mattina una ventina di sindaci della Bassa Comasca ha unito le forze contro le mafie. Per rendere ancor più incisiva la lotta, tutti i cittadini dovranno trasformarsi «in sentinelle

della legalità», ha detto il sindaco di Cermenate, Mauro Roncoroni.
La manifestazione è stata organizzata in un luogo simbolo, nel “Centro Studi Sociali contro le mafie” dedicato a Giorgio Ambrosoli e creato, proprio a Cermenate, in una casa confiscata alla ’ndrangheta. «Oggi qui nasce il “Comitato 5 dicembre” in ricordo di questa giornata, per mantenere vivo lo spirito di resistenza e di lotta alla criminalità», ha aggiunto il sindaco di Cermenate.
«Chiederemo agli amici del Progetto San Francesco un aiuto per organizzare qui corsi mensili di sensibilizzazione a simili problematiche. E questa casa dovrà trasformarsi in una sorta di presidio civico contro le mafie», ha chiuso il padrone di casa stimolando un dibattito durante il quale hanno preso la parola numerosi sindaci. Gli ultimi interventi delle forze dell’ordine si sono concentrati , in particolare, sulle “locali” di Cermenate e Fino Mornasco. In prima fila ieri mattina, il sindaco di Fino Giuseppe Napoli che ha subìto nel 2012 anche delle minacce dirette.
«È innegabile, la paura c’è e ci sarà ancora – ha detto – Ma bisogna essere uniti e denunciare. Non posso non ricordare alcune sere quando, dopo il consiglio comunale, sulla via di casa mi sembrava di essere seguito da una macchina. Di come facevo diverse manovre per vedere se l’auto mi continuava a seguire e di come rientrassi spesso a casa, facendo finta di nulla con la famiglia, ma decisamente agitato. Non è una bella realtà, ma non dobbiamo arrenderci», ha detto il primo cittadino Napoli. E proprio a Fino Mornasco, nella frazione di Socco, nel 2015 dovrebbero partire i lavori per ristrutturare un immobile confiscato alla mafia.
«Dobbiamo stare uniti e denunciare», è il lapidario commento di Gabriele Cattaneo, sindaco di Rovello Porro. Presente nella doppia veste di sindaco di Olgiate e di presidente della Provincia, Maria Rita Livio. «Chi delinque si mischia spesso tra noi. Purtroppo è una verità sempre più evidente. Noi dobbiamo fare le sentinelle e dare l’esempio ai ragazzi», ha detto la presidente. «È questo uno dei problemi maggiori, essere in grado di capire e riconoscere chi è contro il bene comune», ha aggiunto il primo cittadino di Cadorago, Paolo Clerici.
«Dobbiamo trasformare questa giornata in una ricorrenza fissa. Un momento per ritrovarci e fare il punto della situazione. Capire cosa è stato fatto e cosa si può fare», ha proposto Elena Daddi, sindaco di Bregnano. «La rinascita deve passare dai giovani. La scuola e le famiglie hanno un ruolo chiave», hanno esortato Flora Carnio, sindaco di Guanzate e Renato Brenna primo cittadino di Rovellasca. «Siamo in prima linea e quindi l’unità è fondamentale», dice Valeria Benzoni, sindaco di Lomazzo. «Nessuno può ritenersi immune dalle infiltrazioni. Dobbiamo vigilare incessantemente», ha concluso il sindaco di Cucciago, Claudio Meroni. Tanti altri gli amministratori in prima fila, dal sindaco di Cassina Rizzardi Paolo De Cecchi a Luigi Berlusconi, alla guida di Lurago Marinone.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Una fase della cerimonia organizzata ieri a Cermenate (fotoservizio Fkd)

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