Cronaca

«Circonciso per imprimere il marchio della comunità sul figlio»

Le motivazioni della sentenza – Piccolo operato senza il consenso della madre
Il padre ha agito «al solo fine di soddisfare il proprio recondito desiderio di imprimere sul corpo del figlio il marchio di appartenenza alla propria comunità religiosa».
È questa la tesi del Collegio di Como contenuta nelle motivazioni della sentenza che lo scorso dicembre condannò un medico siriano di 62 anni, residente a Cabiate, e il papà 36enne del piccolo di appena sei anni, alla pena rispettivamente di 2 anni e di un anno e dieci mesi. Colpevoli, secondo i giudici lariani

, di lesioni dolose successive ad un intervento di circoncisione effettuato senza il consenso della madre, poi costituita in aula come parte civile. La storia risale al luglio del 2009, e ha come antefatto il litigio tra padre e madre (italiana) per la volontà dell’uomo di eseguire la circoncisione al figlio. Un intervento dettato da motivi religiosi cui però la donna si oppose. Il marito, tuttavia, non si arrese e approfittò del giorno a lui dedicato nel curare il piccolo per raggiungere in macchina uno studio medico di Cabiate dove l’intervento venne comunque praticato. Una operazione che, come rilevato dalla pubblica accusa, arrecò al piccolo anche danni tali da costringerlo a un nuovo intervento. Ebbene, scrive il Collegio, «la circoncisione rituale, pratica invasiva in uso presso molte comunità islamiche e svincolata da esigenze di natura terapeutica, non può prescindere dalla volontà di colui che vi si sottopone» che in questo caso, tuttavia, aveva solo 6 anni.
Quindi essendo il bimbo ancora «sottoposto alla potestà di entrambi i genitori», era necessario il “sì” della madre «affidataria in via esclusiva» del bambino. Donna che invece aveva espresso «dissenso all’autorizzazione dell’operazione».
Una vicenda che, tra l’altro, si inserisce in una vera e propria “guerra di religione” tra papà e mamma, in quanto il padre «ribadiva ossessivamente di voler sottoporre il bambino a un intervento di circoncisione rituale, opponendosi contemporaneamente al battesimo cristiano dello stesso» voluto dalla madre.
In questa vicenda entra poi la figura del medico siriano di Cabiate, che in aula dichiarò di aver agito in buona fede non sapendo del parere negativo della madre.
Ma per il Collegio è assai «significativa la fretta con cui fu eseguita l’operazione, evidentemente finalizzata a realizzare il disegno criminoso in clandestinità». «Si noti infine – è la conclusione – l’insolita disponibilità del medico nel ricevere pazienti che non conosceva nel tardo pomeriggio di un sabato estivo, chiaro sintomo di un accordo ben definito».

Mauro Peverelli

 

26 gennaio 2013

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
dicembre: 2018
L M M G V S D
« Nov    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
farmacia Farmacie di turno farmacia

ospedale   Ospedali   ospedale

trasporti   Trasporti   trasporti
Colophon

Editoriale S.r.l.
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto