«Colpo durissimo, condizioni devastanti». La primavera “invernale” sul Lario ha messo in ginocchio gli agricoltori

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La Regione verso la proclamazione dello “stato di crisi” in Lombardia

Agricoltura in ginocchio. Vento, pioggia e temperature invernali hanno lasciato il segno.
Si stima infatti una diminuzione tra il 30 e il 50% del raccolto per questa stagione. L’allarme viene lanciato da Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como e Lecco, da anni alla guida dell’azienda di famiglia.
«Tre mesi pressoché ininterrotti di

maltempo hanno inferto un durissimo colpo al settore. Sono numerose le aziende agricole in difficoltà. Queste condizioni sono devastanti per l’agricoltura. E stanno causando, in tutta la Lombardia, milioni di euro di danni», spiega il numero uno di Coldiretti. I raccolto ritardano – si parla anche di mesi – e i fienili sono vuoti.
«Questa mattina, ad esempio, è arrivato un camion con il fieno che abbiamo dovuto acquistare fuori Italia», ha detto Trezzi.
«Il foraggio scarseggia e le colture non arrivano, causa il freddo, a compimento. Il mais, ad esempio, non cresce. Lo abbiamo piantato ormai 12 giorni fa e ancora non è emerso nulla, ovviamente per colpa della pioggia. È infatti una pianta tropicale che ha bisogno di caldo – spiega Trezzi – E il fatto che nasca con molto ritardo comporterà una mancanza di materia prima».
E questa situazione porta con sé altri elementi negativi. «Dobbiamo così rifornirci all’estero di ciò di cui abbiamo bisogno andando incontro a un duplice problema. Innanzitutto i costi aggiuntivi per acquistare il prodotto. Inoltre il più delle volte, rifornendoci fuori dai confini, si trovano solo organismi geneticamente modificati (Ogm) che vanno a influire sulla biodiversità che da sempre curiamo nella nostra filiera produttiva».
I campi infine non si riescono ad arare a dovere perché l’acqua ha ormai impregnato la terra a tal punto che i mezzi agricoli non riescono a muoversi ma sprofondano. E le cattive notizie non risparmiano nessuno.
«Anche il comparto florovivaistico ha subito pesanti ripercussioni. Le temperature sono troppo rigide. Come se non bastasse per riscaldare le serre, quando solitamente non è necessario, bisogna prevedere ulteriori spese», conclude Fortunato Trezzi. Una realtà critica che, ovviamente, ha coinvolto l’intera Lombardia e l’ente Regione.
«Ormai possiamo stimare perdite fra il 30 e il 50 per cento a seconda delle colture. Una stagione così non la ricordavamo da tempo. Per questo chiederemo alla Regione e al governo lo stato di calamità», ha infatti detto Ettore Prandini, presidente della Coldiretti.
«C’è anche il problema dei funghi – avverte Prandini – e dei parassiti che con questo clima umido trovano il loro habitat ideale. Ci vorranno diversi giorni di bel tempo per far asciugare i terreni e in ogni caso non basterà per mettere in sicurezza gli alberi da frutta o i vitigni».
Immediato l’intervento della politica.
«Ho investito della questione la giunta regionale, comunicando le condizioni disastrose in cui versa l’agricoltura», ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Fava, che a breve proporrà al presidente della Regione Roberto Maroni la deliberazione per proclamare lo stato di crisi per l’agricoltura regionale. Intanto sono stati presi contatti anche con il ministro per le Politiche agricole per chiedere, tra i vari provvedimenti «la sospensione del versamento dei contributi previdenziali e assistenziali propri e dei lavoratori dipendenti, il differimento dei termini per gli adempimenti degli obblighi tributari, la sospensione delle rate e degli effetti del credito agrario per sei mesi e l’ottenimento del ristorno economico a valere sui fondi di solidarietà nazionali», ha dichiarato l’assessore.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Per alimentare la filiera dell’allevamento ci si deve rivolgere oltreconfine, rischiando di imbattersi in organismi geneticamente modificati (Fkd)

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