Cultura e spettacoli

«Comaschi basta piangere»

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Personaggi – Venerdì, in via Raimondi, l’Unione Industriali ospiterà Aldo Cazzullo, inviato ed editorialista del “Corriere della Sera”

Una sferzata di pragmatismo e un invito a costruire: gli italiani hanno saputo cavarsela, e risollevarsi, da situazioni ben peggiori. È quanto Aldo Cazzullo, classe 1966, inviato ed editorialista del “Corriere della Sera”, si prepara a offrire a Como, venerdì prossimo alle 18.30, nella sede dell’Unione Industriali di via Raimondi 1. Dove il giornalista e scrittore presenterà il suo ultimo libro Basta piangere! Storie di un’Italia che non si lamentava edito da Mondadori.
Non è

la prima volta che Cazzullo insiste sulle paure e i malumori che impediscono agli italiani di diventare sostanzialmente quello che sono, ossia un popolo all’altezza della propria storia.
Di recente, Cazzullo ha pubblicato sempre da Mondadori L’Italia s’è ridesta. Viaggio nel paese che resiste e rinasce.
Ora, però, apre una finestra su un’Italia che, fino a poco tempo fa, ha saputo affrontare a testa alta le avversità della vita. E accelera su un doppio pedale: quello anche autobiografico della generazione dei quarantenni, figli di un’Italia già immersa a capofitto nella crisi e come tali attrezzati ad affrontarla anche se individualisti fino al midollo, perché maturati negli anni Ottanta. Poi c’è l’altro pedale, mai disgiunto nella narrazione dal primo, quello della benevola ma ferma polemica con le giovani generazioni, un po’ troppo abituate a godere, aborrendo il sudore della fatica, della “pappa pronta” di un benessere che i loro nonni nemmeno sognavano, peraltro senza mai cedere alla sfiducia.
Un doppio registro insomma, personale e civile, il cui collante è un amarcord che tocca tre decenni e i loro simboli, dall’abbigliamento ai consumi culturali: gli anni Sessanta del boom, i Settanta del terrorismo e della droga, gli Ottanta del disimpegno e della “ritirata” nell’accogliente bambagia del privato.
«Stiamo aspettando che passi la nottata, dimostriamo grandi capacità di resistenza – dice Cazzullo pensando alla grama, ma a suo dire non senza ritorno, situazione di oggi – Molte aziende esitano a rischiare, a investire, a cercare l’uscita dal tunnel. E, d’altra parte, molti consumatori si tengono stretti i pochi soldi rimasti, aspettano insomma che passi la bufera. Ma quel che sostengo nel mio libro è che la crisi non passa da sola. Tutti abbiamo il dovere di far ripartire l’Italia. Lo dico ai ragazzi che oggi sono sfiduciati perché li abbiamo caricati di debiti. Ma li vorrei più decisi e motivati. La crisi non è un destino. Come scrivo nel libro, negli anni Sessanta l’Italia stava molto peggio di oggi. C’era la guerra fredda. C’era più inquinamento. Erano gli anni bui dei rapimenti, come quello dell’erbese Cristina Mazzotti, il cui corpo fu trovato dentro un sacco della spazzatura dopo che i genitori avevano pagato un miliardo di riscatto. Per me rappresenterà per sempre la drammatica estate del 1975: che amarezza sapere che lo Stato ha mandato libero il capobanda, scoperto solo nel 2008, perché il reato è prescritto. E poi le mille opportunità che offre Internet non erano nemmeno pensabili».
Un «basta piangere» che Cazzullo si sentiva ripetere in famiglia, nella consapevolezza che «quel poco che avevamo era infinitamente più di quello che avevano avuto i nostri genitori e i nostri nonni». E non stiamo parlando di distanze siderali, di ere geologiche, ma solo di 40 anni or sono. Per questo Cazzullo rivolge ora il suo «basta piangere» a chi si affaccia oggi sul mondo sempre più pericolante del lavoro. E anche ai comaschi. «Per rinascere l’Italia ha bisogno che i giovani tornino a studiare, e sodo – dice – Si misurino con antiche sapienze come il “fare” tipico del Nord e della Lombardia. Certo, non è un mondo semplice perché è globalizzato, attrae capitali dove il lavoro costa meno. Per questo i ragazzi troveranno occasioni dove servono tecnica, conoscenza, specializzazione». Così per loro il lavoro costerà fatica, come accadeva ai padri e ai nonni di chi oggi è quarantenne. «Dovranno però anche ritrovare il gusto del lavoro fatto con le mani, quello che per generazioni hanno tramandato gli artigiani, ad esempio», dice Cazzullo. «Per i nostri nonni – conclude – il futuro era un’opportunità. Vorrei che i giovani ricreassero quell’energia, quella grande forza morale. Non può essere andata perduta. Se riuscissimo a riaccenderla, questo Paese con 150 anni di vita avrebbe una speranza. Nessuno può chiamarsi fuori».

Lorenzo Morandotti

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Nella foto:
A sinistra, il giornalista Aldo Cazzullo. A destra, la copertina del suo nuovo libro edito da Mondadori
19 Novembre 2013

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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