«Con il nostro progetto originale gli edifici sarebbero stati sicuri»

Carlo Terragni: «Le modifiche portano sempre problemi»
Il balletto dei numeri e dei grafici relativi al cantiere delle paratie – o meglio, ai rischi del cantiere delle paratie – non piace affatto agli storici progettisti della maxi-opera. Ugo Majone, Renato Conti e Carlo Terragni, in realtà, da molto tempo mantengono un profilo decisamente defilato sul (non) andamento dei lavori, anche se l’irritazione per essere costantemente affiancati a un’opera che – almeno a detta loro – è stata decisamente stravolta rispetto all’impianto originario, è filtrata
in maniera palese in più occasioni.
Ieri, all’ennesimo giorno di notizie contrastanti e divergenti sul tema delicatissimo del possibile impatto del cantiere sulla stabilità degli edifici circostanti, abbiamo provato a contattare Carlo Terragni. Il quale, almeno inizialmente, ha opposto più resistenza di quanta ne opporrebbero le paratie al lago in esondazione. Ma qualcosa, alla fine, ha detto. Lasciando trasparire, ancora una volta, amarezza più ancora che considerazioni tecniche su quanto sta avvenendo sul lungolago.
«L’unica cosa che posso dire – ha affermato l’ingegnere comasco – è che di sicuro, nel nostro progetto, il sistema di fondazioni era molto diverso. Come noto, il progetto è stato cambiato numerose volte. E, onestamente, non sappiamo nemmeno più con precisione quale sistema sia stato adottato in seguito alle modifiche».
Dunque, un primo punto è fissato da Terragni: ciò che sta prendendo forma ora lungo la passeggiata di Como è qualcosa che ha radici nel terreno molto diverse rispetto a quelle poste in appalto con il progetto originario.
La considerazione successiva è figlia inevitabile della prima. «Non voglio entrare in merito ai problemi di cui si discute tanto in questi giorni – afferma Terragni – Una cosa, però, in base all’esperienza, la posso dire: i problemi più grossi, specie in cantieri importanti, nascono sempre quando si modificano le cose in corsa. Se non si rispetta l’impianto originario di un progetto, ci si deve aspettare sorprese».
La conclusione del ragionamento si può dire tanto ovvia quanto pregnante. «Il nostro progetto originale – conclude Terragni – era sicuro sotto ogni profilo. E i lavori non avrebbero mai inciso, neppure minimamente, sulla stabilità o meno degli edifici vicini».
Una conclusione sintetica, ma dal significato chiarissimo (sempre dal punto di vista del pool di progettazione): se mai – e la cosa, come si può notare, è più che controversa – si dovessero verificare problemi agli immobili nei dintorni del cantiere per le paratie, non sarebbero in alcun modo attribuibili al progetto firmato Majone-Conti-Terragni.
Insomma, la contesa – sempre che le ipotesi più funeste dovessero verificarsi – sembra tutt’altro che chiusa. Almeno nell’eventuale attribuzione della paternità per eventuali errori tecnici.

Emanuele Caso

Nella foto:
Il primo lotto come si presenta ora

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