«Con Lucini c’era un patto, mi sento tradita»

La più votata di tutti esclusa dal consiglio comunale
L’amarezza di Roberta Marzorati: «Mi hanno offerto un posto in un cda, inaccettabile»
Immaginare Roberta Marzorati, candidata della lista “Per Como” esclusa dal consiglio comunale nonostante il record assoluto di preferenze (569), che si produca in un’invettiva politica contro qualcuno è impossibile. Eppure, la forma della conversazione di ieri – serena e piena di sorrisi – contiene una sostanza ben più amara. Sostanza che la stessa interessata non nasconde dietro grandi giri di parole. Il tema è sempre lo stesso: il mancato accordo, soprattutto al secondo turno, tra la sua
lista e il candidato sindaco vincente del centrosinistra, Mario Lucini. Un mancato apparentamento figlio da un lato della pervicace volontà del tandem Roberta Marzorati-Mario Molteni di tentare la corsa solitaria in prima battuta. E, in secondo luogo, del successivo rifiuto delle liste collegate al neosindaco di apparentarsi con la lista “Per Como” al ballottaggio (intesa che avrebbe garantito tre eletti alla civica a discapito di altrettanti eletti tra Partito Democratico e Como Civica).
«Ma quell’accordo era tacito e comunque fisiologico – ribatte la Marzorati – Noi di “Per Como” abbiamo sempre dato per scontato che, al ballottaggio, ci saremmo apparentati con le liste del sindaco. Poi, invece, al momento del secondo turno abbiamo scontato il no, come riferito da più mezzi di informazione mai smentiti, delle liste civiche che appoggiavano Lucini. E, a quel punto, non se ne è fatto nulla». Con la conseguenza che Mario Molteni, candidato sindaco di “Per Como”, è entrato in consiglio comunale e la Marzorati è rimasta fuori. «Qualche giorno prima del ballottaggio – aggiunge lei stessa – sembrava che mi potesse essere offerto un ruolo da assessore esterno. Ma la cosa aveva il sapore del risarcimento danni, non della scelta convinta per le mie competenze. Non parliamo poi della proposta di entrare nel cda di una società partecipata: potevo mai accettare un ruolo simile?».
La conclusione è dispiaciuta: «Mi sono sentita tradita, soprattutto nel mio idealismo lontano dalle logiche politiche tradizionali».
Resta il nodo originario, però: la scelta di correre da soli al primo turno. «Ma il centrosinistra e lo stesso Lucini sapevano da tempo che la nostra intenzione era quella, non l’abbiamo mai nascosta e l’abbiamo spiegata – ribadisce la Marzorati – Per questo dico che, in un’ottica di estrema trasparenza, l’apparentamento successivo sembrava scontato. Tutti sapevano che al secondo turno noi avremmo appoggiato il centrosinistra».
Oggi, a giochi fatti, Roberta Marzorati guarda avanti comunque con ottimismo. «Innanzitutto perché con Mario Molteni siamo già d’accordo sulla staffetta tra 2 anni e mezzo: lui lascerà il consiglio comunale e subentrerò io. E poi perché, comunque vadano le cose, il mio risultato è stato veramente straordinario, pur senza una campagna elettorale particolarmente appariscente». «La cosa che mi gratifica di più – conclude la Marzorati – è che molti miei elettori si congratulano comunque per il mio traguardo personale e mi dicono che non fa nulla se, almeno in prima battuta, non sono riuscita a entrare in consiglio comunale. Evidentemente basta il premio che ha ricevuto per il lavoro svolto in 5 anni di opposizione».

Emanuele Caso

Nella foto:
Mario Lucini il giorno del ballottaggio. Il mancato apparentamento con “Per Como” fa discutere

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