«Con questo accorpamento costi più elevati e meno servizi»

Le opinioni da Varese – Il giornalista Franzi: «Una rete solida per unire i tre territori»
Il sindaco Fontana contesta l’utilità della riforma degli enti locali
È un rivalità eterna quella tra Como e Varese. Lo sport, innanzitutto, ha spesso contrapposto questi due territori. Dal calcio al basket. Ora la “sfida” si è spostata su un altro terreno, altrettanto delicato: quello politico.
Il dibattito sul futuro delle province e, in particolare, l’ipotesi di unione tra Como, Varese e Lecco sta facendo discutere. Oltre all’effettiva utilità di questa operazione, ci si interroga su quale dovrà essere il capoluogo del nuovo maxi-ente. Il punto dolente – dal Lago di Como alla Città giardino – è infatti la perdita
 della propria autonomia provinciale.
Un’inevitabile pizzico di campanilismo territoriale che si mescola a motivazioni economiche e politiche. E il sindaco di Varese ha le idee chiare.
«Prima di essere partigiani dobbiamo analizzare il significato e le conseguenze di questa operazione – spiega il primo cittadino Attilio Fontana – La riduzione del numero delle province è un danno e soprattutto non otterrà alcun risparmio, ma aumenterà la burocrazia. Del resto, da un governo di burocrati non ci si poteva aspettare molto di più. Il capoluogo mettetelo dove volete, anche Cantù va bene». Dopo un attimo di esitazione, però, il sindaco fa una precisazione. «Ovviamente preferirei che fosse collocato a Varese in modo tale da limitare l’inevitabile impoverimento che in ogni caso deriverà da questa unione – puntualizza il primo cittadino – In generale, tutti gli appartenenti a questo ipotetico nuovo ente avranno meno servizi a disposizione. Si complicherà tutto e aumenterà la burocrazia. L’intero territorio sarà amministrato da poche persone che inevitabilmente dovranno servirsi di un elevato numero di dirigenti, facendo lievitare proprio quei costi che si volevano invece contenere».
La richiesta di fondo, più volte avanzata dal sindaco Fontana, è quella di mantenere inalterata la situazione territoriale della virtuosa Lombardia.
Dall’opinione del primo cittadino a quella di un giornalista, che per un lungo periodo ha lavorato a Como, ma da anni vive nel territorio varesino.
«Il punto di partenza – spiega Antonio Franzi – è impegnarsi, qualunque sia il capoluogo, per sviluppare una rete solida in grado di unire i tre soggetti. Diventeremo un territorio con più di un milione e 500mila abitanti, un’opportunità da sfruttare». E se proprio non si riuscisse a fare a meno di parlare del capoluogo, ecco un consiglio. «I varesini, qualora dovesse venir scelta Como, non dovranno sentirsi in difetto – aggiunge Franzi – Non dovranno cioè avere l’atteggiamento che purtroppo hanno i comaschi nei confronti dell’Università dell’Insubria, che si sentono messi in disparte rispetto alla sede principale di Varese».
E alla fine, se proprio una scelta dovrà essere fatta, ci si può sempre rifare ai numeri. Non tanto a quelli della popolazione delle due province, quanto a quelli ben più significativi del Pil, il Prodotto interno lordo. «Il territorio di Varese produce 26 miliardi di euro di Pil annui contro i 16 di Como e i 9,5 di Lecco – spiega il giornalista – Semplice a questo punto trarre le conclusioni. Anche perché il rischio è che se non si dovesse arrivare a un’intesa proficua, la nuova provincia potrebbe correre il rischio di rimanere stritolata tra Milano da un lato e la Svizzera dall’altro. Diventeremmo terra di mezzo».
L’obiettivo è dunque quello di creare una provincia prealpina dove tutti i soggetti dovrebbero avrebbero, a prescindere dal capoluogo, uguale importanza. Ma c’è anche chi sdrammatizza con una battuta di spirito. È Ernestino Ramella, allenatore e calciatore, che ha trascorso gran parte della carriera a Varese, dove ha casa, e che nella passata stagione ha allenato la squadra di Como. «Non ci poteva essere scelta peggiore tra Varese e Como. Il campanilismo è da sempre molto forte. Come altrettanto sentita è la rivalità tra queste due province, a partire da quella sportiva – dice Ramella – Proporrei una classica soluzione all’italiana, così da non scontentare nessuno: una staffetta. Per due anni la “maglia” di leader la potrebbe indossare Como, per poi passarla a Varese», conclude scherzosamente Ernestino Ramella.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Attilio Fontana

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