«Confronto impietoso, ecco perché le imprese fuggono»

alt L’intervista – Paolo Lanzara, commercialista
Il dato reale dell’imposizione in Italia è superiore alle statistiche

(da.c.) «Anche in presenza di aliquote fiscali non troppo alte, la qualità dei servizi può essere ottima. Ciò significa che non esiste una relazione diretta tra le due cose». Paolo Lanzara, commercialista comasco, ha sul tavolo da giorni lo studio della Supsi. Lo ha letto e riletto. E ne ha tratto alla fine una conclusione. Non è vero che un maggiore gettito fiscale sia funzionale all’efficienza della burocrazia. «Da noi si dice in continuazione che minori entrate pregiudicherebbero la sostenibilità

del welfare – spiega Lanzara – Ma i numeri che si leggono nella ricerca della Supsi affermano il contrario».
Il punto è quindi un altro: la complessiva efficienza della macchina burocratica e il taglio degli sprechi. «Assistiamo da tempo a un fenomeno preoccupante. I nostri imprenditori e anche molti professionisti lasciano Como e l’Italia e trasferiscono aziende e studi dall’altra parte del confine. Lo fanno non per evadere le imposte, ma attratti da uno Stato efficiente e capace di dare risposte certe e in tempi brevi». Fare impresa in Italia, sottolinea ancora Lanzara, sta diventando impossibile.
«La complessità della nostra macchina amministrativa è enorme, non più sostenibile. Sono convinto che molti imprenditori, molti artigiani e liberi professionisti sarebbero anche disposti a pagare una patrimoniale per rilanciare il nostro sistema, ma lo farebbero a patto di ricevere un segnale forte e chiaro sul fronte dei tagli alla spesa. È accaduto in altri Paesi europei».
Il tasso di «credibilità» dell’Italia è tuttavia alquanto «basso», dice ancora il commercialista lariano di origini partenopee. Ragione per cui, ogni possibile ripresa appare condizionata.
«Voglio fare un solo esempio – conclude Lanzara – Prendiamo il dato sulle imposte alle persone giuridiche. Teoricamente, nel nostro Paese il tasso è del 27,5%, in linea con il resto d’Europa. Tuttavia, considerando i costi fiscalmente indeducibili, l’Imu e molte altre piccole e piccolissime imposte, l’onere fiscale reale sfiora il 54%». Facile capire, perciò, il motivo della continua “fuga” all’estero delle imprese. Fuga che ha spesso come meta proprio la Svizzera, dove «le tasse si pagano» ma dove «la burocrazia non distrugge, piuttosto protegge chi crea lavoro e ricchezza».

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