«Cremazioni, il Comune risarcisca chi deve recarsi fuori Como»

altL’imprenditore De Agostini sul limite di peso: «Lavoriamo con nove forni, succede solo qui»

La prima società di cremazione venne istituita a Como nel 1886, dieci anni più tardi di quella milanese. Ma il forno del cimitero Monumentale della città di Volta non è un pezzo di antiquariato, anzi, è stato inaugurato il 22 febbraio del 2007. Realizzato da una società di Udine, grazie ai suoi due forni alimentati a metano, l’impianto può garantire fino a dodici cremazioni al giorno.
Ogni cremazione dura 90 minuti e il personale addetto, grazie a un software, controlla tutto a distanza. L’ex assessore Fulvio Caradonna

contava di poter recuperare nel giro di pochi anni l’investimento effettuato. Peccato che la storia recente e recentissima dell’avveniristico forno è invece una odissea di continue chiusure e manutenzioni.
E poi c’è quel limite dei 90 chilogrammi davvero difficile da accettare. Se il deceduto supera quel peso, insomma, non può essere accolto nella struttura. Ma è così anche altrove? Lo abbiamo chiesto a Marco De Agostini, dell’omonima agenzia di pompe funebri, che fa parte, tra l’altro, del network Icrem (Istituto di cremazione e dispersione ceneri) che ha partner in tutta Italia.
«Noi lavoriamo con 9 crematori diversi, ma nessuno ha il limite dei 90 chili. Soltanto a Como viene chiesto il peso della salma», dice l’imprenditore.
«Si tratta di una limitazione che spesso mette in difficoltà la famiglia – spiega – quando capita proponiamo Varese e Busto Arsizio, o in alternativa Sondrio e Trecate».
Nel caso di Busto, ad esempio, si tratta di una struttura privata.
«Abbiamo l’agenzia da sessant’anni, ma i tempi sono cambiati – dice De Agostini – ricordo quando andavamo a Milano e a Lugano per le cremazioni. Oggi il rapporto tra sepolture e cremazioni è del 50%. Si deve garantire un servizio efficiente».
E De Agostini lancia anche una provocazione.
«Il Comune dovrebbe pagare i costi di trasferta ai suoi residenti e a chi muore sul suo territorio e vorrebbero essere cremati a Como, ma devono fare i conti con il malfunzionamento del forno».
Quanto costa in più una cremazione a Busto, rispetto che una a Como?
«Le spese di trasferta variano da 200 a 300 euro, il prezzo di una corona di fiori, ma per qualcuno possono essere moltissimo. Per non parlare del disagio di chi deve rinunciare a recarsi a salutare il suo caro nell’ultimo viaggio».
Ma quanto si è investito dal 2007 a oggi nella manutenzione del forno crematorio? Non sarebbe meglio mettere quelle risorse in una struttura più funzionale? Oppure pensare di affidare a un privato il servizio cremazione?
«Sulla questione è in atto una riflessione ad ampio raggio» spiega l’assessore ai Servizi cimiteriali Marcello Iantorno.
«Sia io sia il dirigente siamo nuovi della materia – spiega – Abbiamo chiesto una relazione dettagliata all’ufficio tecnico. Entro novembre presenteremo le nostre conclusioni».
Ci può anticipare l’orientamento previsto?
«Il discorso è semplice. Se con il previsto intervento di riparazione e sostituzione della caldaia possiamo tornare a pieno regime con 12 cremazioni al giorno, l’impianto verrà mantenuto – dice Iantorno – Si tratta di un forno recente. Se invece le previsioni sono di continui rattoppi faremo un intervento più radicale».
C’è un problema anche di personale?
«Potrebbe esserci sulle 12 cremazioni al giorno, ma con quei ritmi potremmo sicuramente introdurre un nuovo addetto. Ora lasciateci studiare la materia», conclude.

Paolo Annoni

Nella foto:
La sala in cui i parenti possono partecipare alla cerimonia di cremazione del proprio caro (foto Fkd)

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